Il primo di luglio prossimo circa 3,5 milioni di pensionati si vedranno pagata la cosiddetta quattordicesima introdotta dalla legge 127/2007 e riguarda le pensioni più basse. Novità sta nel fatto che con la Legge di Bilancio 2017 ha previsto aumenti per coloro che già la percepivano e aumento del numero, circa 1,7 milioni di nuovi pensionati, che prima di tale data non la percepivano.

Il beneficio spetta ai pensionati da lavoro, privato, autonomo, pubblico, che posseggono un’età superiore a 64 anni ed un reddito limitato. Per il corrente anno il limito di reddito è di 10.003,63 euro lordi annui ( pari a 1,5 volte il trattamento minimo Inps). La citata Legge del 2017 ha previsto un nuovo requisito di reddito compreso fra i 10.003,63 e 13.338,26 euro annui ( tra 1,5 e 2 volte il minimo). Per i pensionati che superano queste soglie di reddito, la somma aggiuntiva è ridotta in proporzione. Di fatto oltre ai limiti di reddito
annuo per determinare la somma della quattordicesima si tiene conto anche degli anni di contribuzione ( fino a 15, da 15 a 25, oltre 25 anni) se dipendenti o autonomi. Nei fatti l’importo massimo sarà 655 euro, la minima sarà di 336 euro. Per quantificare i limiti di reddito si considerano anche i redditi esenti o tassati alla fonte (interessi da banche o postali, interessi da bot, ecc.). Comunque tutti i redditi vanno denunciati. Coloro ch l’hanno percepita dal 2007 al 2018 la quattordicesima verrà pagata il 1° luglio prossimo. Chi dovesse compiere i 64 anni nel 2019 dovrà presentare apposita domanda, con la dichiarazione che il proprio reddito non supera i limiti di cui sopra. Come si vede comunque ancora una volta viene discriminato il pensionato da lavoro autonomo, che percepisce una somma inferiore, rispetto al pensionato da lavoro dipendente. E questo non ci pare tener conto dei diritti costituzionale di tutti i cittadini, uguali anche nei pagamenti delle pensioni.
Ottavio Righini

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