Prendiamo lo spunto da uno studio di Gianni Tel dell’Associazione 50&più, per fare alcune considerazioni sulle misure che recentemente il Governo ha annunciato e che riguardano tutti noi. Il Governo ha preso impegni decisamente importanti e vedremo come li attuerà nei prossimo mesi. Taglio delle tasse, reddito di cittadinanza, taglio delle pensioni d’oro, riforma delle pensioni. Vediamo un po’ nel dettaglio.
Riforma fiscale. Revisione delle aliquote, taglio del primo scaglione Irpef dal 23 al 22 per cento – Introduzione della piccola Flat tax per i lavoratori autonomi ( 15% fino al massimo di 60mila euro di ricavi e del 20% sulla parte eccedente fino a 100mila euro di ricavi). Costo stimato dell’operazione riveduta rispetto alle aspettative, sarà di circa 1,5 miliardi. Al momento escluso l’aumento dell’Iva mal visto da tutti, consumatori e imprenditori.
Reddito di cittadinanza. Dovrebbe riguardare principalmente i pensionati e i centro per l’impiego. E’ il provvedimento che presenta i maggiori costi. Se applicato come previsto potrebbe costare oltre 17 milioni di euro. Ma potrebbe essere applicato a scaglioni per contenere gli enormi costi. Potrebbero partire con la pensione di cittadinanza del valore di 780 euro mensili per oltre 3 milioni di anziani per un costo di circa 4 miliardi ( sarebbero portate ad un minimo di 780 euro tutte le pensioni oggi più basse, e sono tante) ma potrebbe riguardare gli anziani ( da stabilire l’età) che oggi non percepisco alcun assegno. Ma il reddito di cittadinanza sarà soggetto a regole mentre la pensione non ha e non potrà avere regole. Naturalmente il reddito di cittadinanza, a regime, riguarderà invece tutti coloro che sono sotto i 780 euro mensili, indipendentemente se hanno altro reddito o meno. Vale a dire chi non guadagna nulla riceverà un assegno da 780 euro, chi ha altre entrate potrà avere una integrazione fino a tale somma mensile. I proprietari di abitazione, senza reddito, riceverà la metà come massimo da tale somma. Ma si stanno facendo in questi giorni vari assestamenti.
Pensioni d’oro. Si tratta più di una misura “politica” che economica. Infatti stiamo parlando di circa 158mila pensionati andato in pensione in media a 61,6 anni di età che ricevono pensioni nette di almeno 4 mila ( o 5mila) euro mensili. Il risparmio sarebbe di circa 0,5 miliardi l’anno da portare a vantaggio delle pensioni di cittadinanza. Ma qui si dovrà anche aggirare l’obiezione di costituzionalità del provvedimento.
Pensioni quota 100. E’ l’altro punto economico-politico sul quale si gioca la credibilità di questo Governo. Da anni ormai si sta tentando di superare la vituperata legge Fornero ma i costi previsti sono piuttosto alti, ma forse in questa fase si riuscirà a fare qualcosa di gradito ai pensionandi oggi in posizione incerta. Ne abbiamo già parlato alcune settimane fa, ma riepiloghiamo. I termini generali saranno quelli di raggiungere la quota 100 considerando l’età di 64 anni e 36 anni di contribuzione, con applicazione del contributivo per tutti ( si riceverà pertanto in relazione a quanto si è versato durante il periodo lavorativo). Così congegnata non dovrebbe costare oltre i 5 miliardi di euro l’anno, ma dovrebbero essere eliminate alcune situazioni oggi in essere come l’Ape sociale.
Sarà questione di giorni e poi avremo un quadro preciso che accontenterà qualcuno e ne scontenterà altri. Ma il Governo dovrà comunque necessariamente fare i conti con le Entrate, con il Pil, con l’Europa. Spesso la volontà politica con si coniuga facilmente con la realtà economica. Politici valenti dovrebbe far in modo di coniugare il tutto. Vedremo cosa succederà, e lo seguiremo insieme a voi.
Ottavio Righini








