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Pensionati al lavoro

Lavorare dopo la pensione? E’ una realtà che oggi riguarda oltre il 14% dei pensionati italiani, in aumento negli ultimi otto anni del 3,6%. E’ quanto emerge dalla ricerca “ La responsabilità di diventare un anziano attivo” realizzato dalla Società Ermeneia per conto dell’Associazione 50&Più Confcommercio condotta su un campione rappresentativo di uomini e donne fra i 50 ed i 70 anni ed oltre, distribuito su tutto il territorio nazionale.

L’impegno lavorativo dei pensionati sembrerebbe destinato a salire, visto che la propensione al prolungamento della vita lavorativa dopo l’entrata in quiescenza interessa una parte significativa degli intervistati. Il 34,5% dell’intero campione ritiene “certamente e/o probabilmente utile e/o necessario” svolgere un’attività lavorativa dopo la pensione. Nello specifico lo è per il 38,3% dei 50-59 anni, per il 35,8% per i 60-69enni, ma è alta anche la percentuale degli over 70enni, poiché è del 29,9%.

Le ragioni che spingono ad intraprendere un’attività lavorativa oltre i limiti anagrafici del pensionamento sono svariate. La motivazione principale è per il semplice piacere di continuare ad essere attivo anche tramite il lavoro. La pensa così il 50,3% degli intervistati ( 53,1 uomini e 46,8 donne). Ma vi è anche la necessità di poter disporre di un reddito ulteriore oltre la pensione. Poi ci sono quelli che vedono nel lavoro un modo per rimanere aggiornati su quanto avviene nel mondo. Inoltre lavorare anche da pensionato permette di mantenere un ruolo sociale più importante. Poi, e rappresentano il 10% degli intervistati, ci sono coloro che continuano in quanto titolari di un’attività autonoma.

Dietro ai dati sul forte aumento dell’occupazione degli ultracinquantenni pensionati, concorda anche uno studio dell’Istat. D’altra parte dobbiamo fare i conti con il progressivo ( meno male) aumento dell’innalzamento della speranza di vita sia con la prospettiva ( purtroppo) di ricevere pensioni più magre. Oltretutto da anni non più legate al maggiore costo della vita.

Ciò non vuol dire rinunciare ad un più giusto e corretto trattamento pensionistico, ma come dice la ricerca permane la volontà di sentirsi ancora utili e avere necessità di un reddito aggiuntivo.

Ottavio Righini

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