Grazie alle pubblicazioni di Itinerari Previdenziali vogliamo brevemente descrivere come il COVID impatterà sulle nostre pensioni nell’immediato e nel futuro. I pensionati italiani alla fine del 2019 risultano essere 16.035.165. Di questi 502.000 percepiscono una pensione da oltre 40 anni. Sempre alla fine del 2019 i lavoratori attivi, quindi che pagano regolari contributi all’Ente previdenziale erano 23.376.000, con rapporto fra lavoratori e pensionati di 1,4578 molto vicino al numero che si ritiene essere di “sicurezza” cioè 1, 500 che permetterebbe di avere ogni anno i contributi da chi lavora per pagare regolarmente le pensioni degli aventi diritto.

E’ un rapporto che l’INPS tiene costantemente monitorato ed in base a questo la politica poi “dovrebbe” apportare quei correttivi, se necessari, per il perfetto funzionamento del nostro welfare nazionale.

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Oggi vogliamo, sempre grazie ai dati forniti da Itinerari Previdenziali, verificare come la pandemia di Covid 19 ha influito e influirà ( sperando che stia definitivamente terminando) sul futuro delle pensioni. Il primo dato che dal punto di vista dei soli conteggi di bilancio, ma devastante da punto di vista umano, ci dice che da questo ai prossimi dieci anni l’Istituto “risparmierà” pensioni per 11,9 miliardi di euro dovuti al maggior numero di decessi che nel solo 2020 ammontano ad oltre 100.000 persone, per la maggior parte appunto pensionati. Ed è un “risparmio” di cui avremmo molto volentieri fatto a meno.

Ma i conti comunque peggiorano se teniamo conto del fatto che nello stesso periodo le entrate dell’Ente sono diminuite di oltre il 6% per effetto del numero dei lavoratori attivi paganti ( almeno 700.000). Al quale si devono aggiungere gli esborsi dell’INPS per i milioni di ore pagate alla cassa integrazione.

Quindi anche in questo campo la pandemia ha fatto e continuerà a fare danni. Come di potrà aggiustare il tiro: probabilmente cambiando le regole dei futuri pensionamenti, anche se tutto avverrà per gradi. E per i giovani lavoratori di oggi la pensione sarà qualcosa di diverso per cui dovrebbero fin da ora pensare all’età matura e al fine lavoro in modo diverso da come avviene oggi. E pensare al futuro fin da giovani è una pratica che ci sentiamo di raccomandare caldamente.

Ottavio Righini

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