Ormai sono anni che non si vedono rivalutazioni che tengano conto effettivamente dei rincari del costo della vita. A causa del blocco dal 2012 con la Legge Fornero e dell’inflazione anche negativa in questi anni. A partire dal 2018 e per il prossimo 2019 la perequazione ha previsto valori modestissimi: esattamente l’1,3% per il corrente anno e dell’1% per il prossimo anno. Ci sono state proposte di correzione , un nuovo paniere che tenga conto delle reali spese dei pensionati e del potere d’acquisto delle pensioni, ma non hanno avuto seguito, ed i pensionati, soprattutto quelli con gli assegni medio bassi, ogni anno fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.

Novità invece per i trattamenti medio alti, per i quali dal prossimo gennaio, vengono ripristinate le fasce di reddito della legge 388 del 2000, vale a dire sole tre fasce con le relative percentuali. 

Intanto l’Inps si prepara al rinnovo dei mandati di pagamento per il nuovo anno sulla base di dati provvisori, che come detto si dovrebbero attestare all’1%.

Con l’incremento dell’1% la pensione al minimo passerà da 507,42 mensili a 512,49 euro, di fatto un aumento di …ben 5 euro mensili. Chi ha ottenuto la maggiorazione fino a al vecchio milione di lire potrà contare per il 2019 su un assegno di 648,93 euro mensile ( somma che si raggiunge sommando 512,49 alla maggiorazione di 136,44 euro prevista dalla legge 127/2007 che aumentò le pensioni basse. In questi ultimi venti anni la perequazione per i pensionati con importi superiori al minimo è stata oggetto di particolari attenzioni del legislatore che ha rivisto le regole allo scopo di aggiustare i conti pubblici tramite vari provvedimenti di legge.

Dal primo gennaio prossimo, salvo ripensamenti, i trattamenti torneranno ad essere indicizzati all’inflazione secondo la disciplina ante legge Fornero del 2001, vale a dire: 100% per le pensioni di importo inferiore a tre volte il minimo; 90% per gli importi da tre a cinque volte il minimo; 75% per i trattamenti di pensione superiori a cinque volte il minimo. Essendo previsto per il 2019 l’aumento dell’1% le due aliquote successive saranno dello 0,90% e dello 0,75%. Con questo metodo si torna al passato con un sistema che si basa su fasce di importo e non su scaglioni, un piccolo strattagemma che consente un risparmio per l’Ente ed una, seppure piccola perdita per il pensionato.

Ricordiamo che sarebbero previsti per il prossimo futuro reddito e pensione di cittadinanza, ma al momento non ci sono certezze e regole precise in discussione al Governo.

Concludendo il blocco delle pensioni e la riduzione dell’adeguamento del costo della vita restano la parte più grave, ingiusta e dolorosa introdotta dal legislatore. Il potere d’acquisto delle pensioni, molte delle quali piuttosto basse spesso al di sotto dei mille euro mensili, negli ultimi 15 anni hanno subito oltre il 30% di perdita effettiva.

Questo Governo ha promesso interventi importanti sul lato pensioni: pensioni di cittadinanza minime più alte delle attuali e revisione della Legge Fornero. I pensionati stanno a guardare con molto interesse: e in tanti sono costretti nel frattempo a stringere la cinghia:

Ottavio Righini

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