Domenica 23 giugno è programmata in città la tradizionale “Giornata del Faentino Lontano”, giunta quest’anno alla sua 60ª edizione. La manifestazione si aprirà con una santa messa, alle ore 9.00, nella Basilica cattedrale di S. Pietro, celebrata da Monsignor Mariano Faccani Pignatelli. A seguire alle ore 10.00 al teatro Masini, la cerimonia di consegna dei premi al “Faentino Lontano” e al “Faentino sotto la Torre” 2019, individuati nei mesi scorsi dall’amministrazione comunale su proposta dell’apposito Comitato.
Il sindaco Giovanni Malpezzi consegnerà le prestigiose onorificenze rispettivamente a Giuliano Ortelli e a Cesare Donati.

Nel corso della manifestazione, inoltre, il Rotary Club Faenza premierà il vincitore del primo Premio Rotary per l’ambiente, un riconoscimento tangibile – 1000 euro – per chi si è impegnato concretamente per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente cittadino. La giornata si concluderà alle ore 11.30 nel salone delle Bandiere della Residenza municipale, con un aperitivo in onore dei premiati e dei faentini lontani.

Giuliano Ortelli

Giuliano Ortelli è nato a Faenza il 16 febbraio del 1933 e attualmente vive a Bollate (Milano). Ha frequentato le scuole elementari a Reda durante la guerra, le scuole medie e i primi tre anni di liceo scientifico presso i Salesiani di Faenza, mentre gli ultimi due anni nel liceo scientifico di via Cavour.
Nel marzo del 1960 consegue la laurea in Chimica presso l’Università di Bologna e dopo 15 giorni supera l’esame di Stato. Da studente universitario, per cinque campagne, lavora allo Zuccherificio Eridania di Granarolo Faentino. Nel marzo del 1960 viene assunto alla Montedison di Avigliana (Torino), in addestramento per il nuovo stabilimento, in costruzione, di vernici e pitture Duco di Codogno (Milano). Dal 1961 a Codogno riveste il ruolo di responsabile collaudi e, dal 1966, quello di responsabile di produzione.
Dimessosi nel giugno del 1968, Ortelli passa alla società Max Meyer Vernici di Milano, in qualità di dirigente responsabile dello stabilimento.

L’attività della Max Meyer era cinque volte superiore a quella Duco: oltre alla linea “casa”, l’azienda milanese traeva buone percentuali di fatturato anche dall’industria, dall’ambito delle riparazioni di carrozzerie e nel settore legno.
Negli anni 1973-‘74 segue la ristrutturazione di un piccolo colorificio a Casavatore (Napoli), che successivamente diventerà lo stabilimento specializzato per le idropitture.

Nel 1974, dopo le dimissioni, Ortelli torna nuovamente a Codogno, in Montedison, come direttore tecnico. Nel 1982 la famiglia Varasi (Max Meyer) acquista da Montedison la Duco e la società Veneziani di Trieste, specializzata in vernici marine. Nasce così la Max Meyer Duco e Ortelli assume la responsabilità di tutti gli stabilimenti (Milano, Codogno Casavatore), seguendone nel tempo le evoluzioni e le specializzazioni.
Nel 1985 Ortelli lascia la responsabilità degli stabilimenti e assume quella della logistica, con l’obiettivo di migliorare il servizio e ridurre i costi. Si tratta di rivoluzionare lo stato dell’essere delle due società, con la chiusura di ben 38 depositi sui 41 esistenti. Un obiettivo difficile e faticoso, per via della resistenza dei responsabili commerciali e dei clienti, ma che viene portato a termine in soli diciotto mesi.

Dal 1987 al 1990 Ortelli assume la responsabilità di capo divisione per i prodotti di protezione industriale nello stabilimento “Veneziani” di Trieste e poi dell’intera fabbrica. Allo stesso tempo viene nominato membro del consiglio di amministrazione della società Veneziani.
La carriera di Ortelli prosegue con numerosi altri incarichi dirigenziali fino al pensionamento, nel marzo del 1994 ma non è ancora tempo di riposare. Apre, infatti, una partita Iva e svolge l’attività di consulente, proseguita fino a dicembre del 2015. Il 2 giugno 1982 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini conferisce a Giuliano Ortelli il titolo di Cavaliere della Repubblica per meriti acquisiti sul lavoro.

Il riconoscimento di Faentino lontano gli è stato assegnato, come si legge nella motivazione del premio:”per la brillante carriera professionale in qualità di dirigente industriale responsabile di importanti stabilimenti per la produzione di vernici, pitture e resine e la riconosciuta capacità di instaurare intense relazioni e interscambi industriali a livello mondiale, mantenendo un saldo legame con la sua città d’origine”.

Cesare Donati

Cesare Donati, è nato a Faenza nel 1937. Dopo aver frequentato le scuole ed essersi diplomato, diventa cuoco provetto. Con questa mansione viene prima assunto dalla compagnia dei vagoni letto delle Ferrovie dello Stato e poi presso l’ospedale Sant’Orsola di Bologna, diventandone capo cuoco.
In seguito vince prima il concorso per il posto di direttore delle cucine Ausl di Faenza e comprensorio, poi viene chiamato a collaborare alla progettazione tecnica della mensa interaziendale Gemos. Della Cooperativa Gemos, Donati assumerà negli anni la carica di vice presidente e direttore generale, oltre a quella di reggente della Casa per ferie del Ministero della Marina Mercantile.
Sotto la sua direzione la Cooperativa Gemos cresce notevolmente. Numerose le mense scolastiche, per operai e ospedaliere, che prendono avvio, contribuendo allo sviluppo non solo dell’azienda ma dell’intera economia del territorio faentino.

Cesare Donati decide poi di dedicare il suo tempo al volontariato sociale ed entra nell’associazione dei Centri sociali faentini, prima come vice presidente, per essere poi eletto, nel 2007, presidente del centro sociale Laderchi. Come presidente del centro sociale, così come aveva fatto nel corso della propria attività lavorativa, Donati si adopera per creare un clima familiare, di amicizia e solidarietà, cercando di trasformare il Centro in un luogo dove star bene in compagnia, per combattere la solitudine degli anziani attraverso attività ludiche e culturali. Da subito, al fine di riorganizzare e mettere in sicurezza il Centro, si rende conto della necessità di importanti investimenti. Per autofinanziarsi decide così di investire sulla cucina, organizzando, con l’aiuto di altri volontari, pranzi sociali che hanno un gran successo. Sempre con l’aiuto e il sostegno del consiglio direttivo, Donati ha l’intuizione di aprire l’ingresso anche ai giovani, continuando contemporaneamente a organizzare feste, balli, gite, gare di briscola, burraco, gioco del biliardo, tombola,…

L’attività gratuita svolta dai volontari consente negli anni risparmi economici che Donati, d’accordo col consiglio, decide di usare per le migliorie e i bisogni del Centro, fra i quali la tinteggiatura delle sale, l’installazione di condizionatori, la messa in sicurezza degli impianti, l’acquisto di un biliardo, il rinnovo della cucina, ecc. Nel 2015, con grande senso civico e in accordo con l’Amministrazione comunale, decide il restauro del grande androne di Palazzo Laderchi, un maestoso ingresso che soffriva del degrado del tempo. In questa iniziativa, pur accollandosi la parte più importante del finanziamento, Donati riesce a coinvolgere anche le varie associazioni che hanno sede in Palazzo Laderchi. Una ristrutturazione lunga e impegnativa, svolta sotto la guida delle Belle Arti, che, una volta terminato, ha trasformato l’immagine dell’intero palazzo, a cui Donati da seguito con il progetto di rifacimento e ristrutturazione delle banchine delle finestre del piano terra, mai ripristinate dal tempo della guerra, che ha preso avvio nel 2018.

L’onorificenza di Faentino sotto la Torre gli è stata assegnata: “per le sue qualità umane di disponibilità e infaticabile intraprendenza nel mettersi a servizio delle persone e della comunità di Faenza, ispirandosi ai valori più autentici della socialità e al profondo senso civico a favore del bene comune”.

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