In Romagna è tradizione bere il vin brulé per scaldarsi nei mesi più freddi dell’anno. Sarà il profumo delle prime castagne a risvegliare il desiderio di assaggiarlo o il desiderio di aromi caldi, ma un sorso di questo vino rincuora e fa anche bene. Infatti, grazie ai suoi polifenoli, il vin brulé rappresenta un eccezionale vasodilatatore e, grazie ai tannini, un eccellente antinfluenzale. Infine, se questa bevanda viene fatta secondo la ricetta originale, ha anche proprietà antibatteriche, antisettiche, disinfettanti, digestive, antispasmodiche, balsamiche e antinfiammatorie. 

La storia del vin brulé romagnolo detto anche bisò

Il vin brulé appartiene alla lista dei prodotti tradizionali emiliani, tanto da essere chiaramente inserito nell’elenco ufficiale dei PAT della Regione Emilia. Una ricetta che usa il vino locale Sangiovese, insieme alle spezie aromatiche e agli agrumi, dalle origini storiche addirittura risalenti agli antichi romani. Sembra infatti che nelle terre romagnole governate da Roma, ci fosse l’abitudine di speziare il vino sia per migliorarne il sapore sia per godere delle sue proprietà curative. C’è da dire che un po’ in tutta Europa esiste l’abitudine di trasformare il vino aromatizzandolo, a partire dal glögg svedese per approdare al vin chaud francese e al mulled wine inglese. Ma in Romagna questa ricetta ha ottenuto il riconoscimento di prodotto tradizionale, tanto che al bisò di Faenza, praticamente il vin brulé locale, viene dedicata una nottata di festa alla vigilia dell’Epifania, la Nott de Bisò. Un vino probabilmente importato dai Celti, che nell’antichità occupavano la Romagna, ma conosciuto anche dai Greci che lo addolcivano col miele. 

La ricetta tradizionale della Romagna

D’altronde la preparazione di questa bevanda è abbastanza semplice e di sicura riuscita, a patto di usare un vino adatto, preferibilmente corposo, che si può trovare facilmente anche online in una vinoteca ben fornita come quella di Aldi per esempio. Per realizzarlo servono, appunto, un litro di Sangiovese rosso, una stecca di cannella, 200 grammi di zucchero, 4 o 5 chiodi di garofano, una scorza di arancia e una di limone. Per la preparazione occorre solo una pentola, preferibilmente di coccio e un mestolo di legno. La ricetta originale raccomanda di mettere il vino nella pentola e accendere il fuoco, mescolando lo zucchero con il cucchiaio di legno, mentre il vino si riscalda. Gli aromi vanno aggiunti poco prima dell’ebollizione e lasciati sobbollire per 5 minuti. Superati i 5 minuti bisogna dar fuoco ai vapori che si innalzano dalla pentola e aspettare fino a quando la fiamma non si spegne. A questo punto, quando l’alcool sarà evaporato, basterà spegnere il fuoco sotto la pentola, lasciare riposare un po’ e servire caldo. In pratica il vin brulé è una bevanda quasi analcolica, visto che l’alcool viene bruciato, ma molto gustosa, che è piacevole gustare nelle tradizionali ciotole di ceramica, chiamate “gotti”.

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