Arrestati nel Ravennate due grossi trafficanti di droga. Nella tarda sera di martedì 22 maggio la squadra mobile della Questura di Ravenna ha eseguito l’arresto di due trafficanti di origine albanese, N. F. alias G., di 35 anni e il cugino X. G., di 10 anni più giovane, fermati per un controllo lungo via Canalazzo, in direzione Sant’Antonio. Non si sta parlando di “semplici” spacciatori, ma di veri e propri trafficanti, che maneggiavano grandi quantità di stupefacenti sulla piazza di Ravenna e della Romagna, rivendendo poi il prodotto ad intermediari “grossisti” di calibro, incaricati di distribuirlo ad ulteriori nodi della rete, fino agli spacciatori di strada.

L’arresto ha portato anche al sequestro di un ingente quantitativo di droga: 16 kg di marijuana trovata in grossi pacchi, anche dentro sacchetti neri dell’immondizia e 6,2 kg di cocaina, confezionata in 24 pacchetti di vario taglio pronti per lo smercio, oltre a 130mila euro in contanti in banconote di vario taglio, due macchine per il sottovuoto e 5 bilancini di precisione, utilizzati per il confezionamento.

La Squadra Mobile di Ravenna diretta da Claudio Cagnini ha inoltre trovato in possesso ai due albanesi una pistola carica di piccolo calibro, un revolver del tipo “velodog” degli anni ‘60-’70, insieme a 70 proiettili, che attualmente non risulta rubata. Si sta indagando se possa provenire da ricettazione o da regolare acquisto sul mercato estero. Con ogni probabilità si trattava dell’arma che i due trafficanti portavano con sé durante gli scambi di droga per “evitare di avere problemi con l’acquirente”.

LE INDAGINI

L’arresto è nato da un’attività di osservazione portata avanti dalla squadra mobile ravennate, durata un paio di settimane, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica: gli agenti erano infatti convinti che una loro vecchia conoscenza, il 35enne albanese, con precedenti specifici legati al traffico di droga, fosse rientrato in Italia, nonostante l’espulsione a suo carico, comminata come misura di sicurezza al posto della pena, per una condanna del 2016. Infatti l’uomo nel frattempo si era sposato nel suo Paese con una donna di origine rumena, della quale aveva acquisito il cognome, secondo una pratica in uso in Albania. Sia lui che il cugino avevano richiesto ed ottenuto un visto turistico per soggiornare in Italia.

A Bagnacavallo i due avevano infatti trovato rifugio in un’abitazione regolarmente affittata a persone non coinvolte nei fatti, mentre l’Alfa Romeo Giulietta sulla quale si spostavano era per loro un vero e proprio “ufficio mobile”.

È qui che, ben occultati in uno scomparto creato ad hoc nella sede dell’air bag lato passeggero, gli agenti di Polizia hanno trovato tutta la cocaina e circa 100mila euro in contanti. L’auto era infatti stata appositamente modificata con un congegno a doppia chiusura – manuale ed elettronica – per renderla idonea allo spaccio, non è risultata rubata ed era intestata ad altre persone estranee ai fatti.

Molto difficilmente infatti, nel caso di un normale controllo, le forze dell’ordine avrebbero potuto, senza sospetti, individuare soldi e droga. Una volta appurata l’identità dell’uomo, gli agenti della squadra mobile si sono appostati per fermarlo: al momento del controllo, sull’auto erano presenti entrambi gli arrestati, che sono risultati stranamente nervosi. Avevano con loro oltre 3mila euro in contanti e un mazzo di chiavi che riconducevano all’abitazione di Bagnacavallo.

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