Le elezioni politiche per la XXX legislatura di San Marino si terranno il prossimo 8 dicembre; lunedì 18 novembre inizierà ufficialmente la campagna elettorale. Questa tornata si caratterizza per una novità legislativa: le liste hanno dovuto indicare preventivamente con quale altra lista o coalizione tratteranno nel caso in cui nessuna lista o coalizione ottenga 35 seggi su 60. In concreto, qualora nessuna rappresentanza ottenga la maggioranza richiesta, appunto 35 seggi, la lista più votata riceverà l’incarico di formare un’alleanza di governo, alleanza che potrà essere cercata solo all’interno delle indicazioni preventive. In caso di insuccesso tale opzione sarà riservata alla seconda lista più votata. Se anche questa non riuscirà a ottenere l’alleanza ci sarà il ballottaggio fra le prime due liste e la vincente avrà un premio di maggioranza sufficiente per raggiungere i 35 seggi. Questo sistema elettorale offre già importanti indicazioni su quelle che possono essere le possibili alleanze.
Le liste sono sette e solo due concorrono in coalizione. Due liste, Elego e Libera, hanno indicato la disponibilità a trattare con tutte le altre. L’unica coalizione, Domani in Movimento formata da Domani Motus Liberi e Movimento Rete, ha dichiarato la disponibilità a trattare con tutte le altre liste ad eccezione di Repubblica Futura. Il Partito Democratico Cristiano Sammarinese ha fatto la medesima scelta. Noi per la Repubblica ha indicato che tratterà unicamente con IL PDCS e la coalizione Domani in Movimento. Noi per la Repubblica ha indicato solo il PDCS e Domani in Movimento. Infine Repubblica Futura ha indicato la propria disponibilità a trattare solo con Libera. Solo due liste, pertanto, hanno stabilito di voler trattare con tutti i concorrenti, ma ciò che spicca è la netta dichiarazione di guerra PDCS e Domani in Movimento a Repubblica Futura, cui assegnano la responsabilità di aver portato il paese allo sfascio. Adesso.sm, la coalizione che ha governato la legislatura appena terminata, era invero formata da liste che, ad eccezione della sola Repubblica Futura, sono confluite in nuove formazioni politiche. La scelta di indicare Repubblica Futura quale incarnazione del male assoluto era pertanto obbligata. Anche se che i protagonisti del precedente governo sono in parte confluiti in altre formazioni politiche, con tutta evidenza da parte di PDCS e Rete, la sola Repubblica Futura incarna la reale responsabilità delle condizioni in cui il paese si trova. Ebbene questa comunanza di vedute ha origini ben antecedenti all’apertura della crisi di governo, nonostante le ripetute smentite delle due formazioni in relazione ad accordi segreti per una prossima alleanza di governo. Repubblica Futura, dal canto suo, ha espresso una preferenza per la lista, Libera, che – in parte – è formata da candidati con i quali esistono alcuni punti di contatto programmatici. Ed in ciò risiede una ulteriore curiosità della nascente disfida elettorale.
I programmi di governo – proprio per la difficoltà di conciliazione di vedute e principi talvolta diametralmente opposti – sono quasi tutti privi di qualsiasi indicazione concreta, fioriscono unicamente indicazioni di massima sui risultati che dovrebbero essere raggiunti, insomma “aria fritta”. Le sole liste che hanno inserito suggerimenti concreti sono Repubblica Futura e Libera. Queste due liste sono le uniche, in buona sostanza, che non hanno già programmato le prossime alleanze. Eccoci quindi di fronte alla riproposizione degli schieramenti rappresentati nel Consiglio Grande e Generale uscente. Potrebbe quasi dirsi che tutto è cambiato per non cambiare nulla, al di là di alcune casacche ed alcuni cappelli, ma un aspetto spicca fra gli altri.
Nella precedente legislatura, per la prima volta da decenni, il PDCS si è trovato all’opposizione. Nello stesso tempo il Movimento Rete, che sembrava dovesse replicare il successo del Movimento 5 stelle italiano, non è riuscito ad ottenere un ruolo di governo, nonostante l’ottimo risultato. Queste due formazioni politiche sembrano quindi aver maturato la convinzione che l’obiettivo di governo possa essere raggiunto unicamente attraverso un’alleanza che pretenda di conciliare posizioni anche molto distanti, tutto ciò per il rispettivo tornaconto: l’obiettivo deve essere raggiunto a tutti i costi e pertanto la distanza culturale che solo tre anni fa sembrava incolmabile pare non essere più un problema.
Fino ad ora le schermaglie sono state frenate dalla mancanza dell’ufficiale apertura della campagna elettorale, ma da lunedì si farà sul serio e possiamo certamente prevedere che sarà una lotta feroce. I 34.511 aventi diritto al voto avranno bel daffare ad orientarsi nella scelta. Le premesse per una battaglia senza esclusione di colpi ci sono tutte, con buona pace per un paese che aspetta da tempo, troppo tempo, un governo di vera svolta che possa lavorare senza la pretesa di risolvere i guasti di decenni in pochi anni.
Giacomo Ercolani




















