Novità sul caso di Guerrina Piscaglia. Secondo i legali il corpo, che non si è mai trovato, potrebbe essere stato dato in pasto agli animali. 

La famiglia, rappresentata dall’avvocato Nicola Detti e dall’avvocato Francesca Fagiotto, ha presentato una richiesta di risarcimento danni alla diocesi di Arezzo e all’ordine dei premostratensi di Roma.

Guerrina Piscaglia, era una casalinga di 50 anni che risiedeva a Badia Tedalda, frazione di Cà Raffaello, nell’Aretino, una exclave toscana, interamente circondata dal comune di Rimini, con il marito Mirco e il figlio Lorenzo. Il primo maggio 2014, alle ore 14.20, dopo aver pranzato con i suoceri, esce di casa per fare una passeggiata. La donna non rientra, il suo telefono risulta spento.

Pochi giorni dopo la famiglia riceve dal suo cellulare sms che preannunciavano il rientro, ma senza riscontro. Il marito sporge denuncia il giorno successivo alla scomparsa ma gli viene riferito che si tratta di allontanamento volontario. A luglio la famiglia si muove, a fine agosto scattano le ricerche.

Vengono ispezionate tutte le zone, boschi, anfratti e vengono impiegate le unità cinofile ma senza alcun esito. Secondo i giudici, Guerrina sarebbe stata fatta sparire da Padre Graziano, suo amante, in un momento di rabbia perché minacciato di rivelare tutto ai superiori. Il prete avrebbe fatto sparire per sempre il corpo e depistato in ogni modo le indagini. Padre Graziano ha sempre negato di aver ucciso Guerrina. È stato condannato a 25 anni di carcere in via definitiva dalla Cassazione.

Angelo Baracco dell’Unione Sarda ha intervistato i legali, l’avvocato Francesca Faggiotto, legale che, unitamente al collega Nicola Detti, rappresenta Mirco e Lorenzo Alessandrini, marito e figlio di Guerrina.

Come mai la scelta di intentare causa alla diocesi di Arezzo e all’ordine dei premostratensi di Roma? Quali sono le richieste della famiglia?

“Al momento non è stato notificato alcun atto giudiziario, bensì una richiesta stragiudiziale, in cui si chiede la disponibilità a definire in via bonaria concordando una somma a titolo transattivo. Non dimentichiamo che Guerrina ha lasciato, oltre al marito, un ragazzo disabile, che avrà bisogno continuo di assistenza. Ci si aspetta che chi aveva l’onere di vigilare sull’operato del sacerdote (che, è bene ricordarlo, ha approcciato la vittima nell’esercizio delle proprie funzioni, approfittando del ruolo che ricopriva) si faccia carico delle conseguenze degli atti del sacerdote stesso. La richiesta è semplicemente questa: un aiuto per il futuro di Lorenzo”.

Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Guerrina Piscaglia. Padre Gratien Alabi è stato condannato a 25 anni in via definitiva. Come hanno reagito gli ordini religiosi in merito a questa vicenda? Hanno in qualche modo mostrato supporto a Mirco, parte offesa?

“Nulla. Non una parola, non un messaggio, non una lettera in privato, non una telefonata. La famiglia se lo aspettava e ha atteso un gesto. Nulla è arrivato, ed è questo che ha spinto a chiedere il risarcimento. Sarebbe bastata una parola di conforto. I familiari di Guerrina avevano giustificato il silenzio di questi 5 anni con il fatto che non vi fosse una sentenza definitiva. Ora, però, questa sentenza è stata scritta e vi è una verità processuale che nessuno potrà cambiare; a quel punto una parola, a nostro parere, sarebbe stato un gesto dovuto”.

Vi aspettavate una risposta diversa dalla chiesa in tutti questi anni?

“Ovviamente sì. Il Vescovo è venuto in visita pastorale, alla funzione hanno partecipato Mirco e la sua famiglia ma non una parola, non un gesto, non uno sguardo”.

Papa Francesco è stato informato? Come ha reagito?

“Abbiamo scritto missive, abbiamo chiesto di essere ricevuti in udienza privata. Non abbiamo ricevuto alcun riscontro”.

Il corpo di Guerrina non è mai stato ritrovato. Secondo lei cosa è successo veramente tra la donna e il frate congolese?

“Tre gradi di giudizio hanno descritto esattamente quello che è accaduto, non vi sono più dubbi o punti oscuri”.

Quali sono i punti ancora non chiari in tutta questa vicenda?

“Le responsabilità sono state ben delineate, mi piacerebbe sapere se, per caso, ci fosse stato qualcuno a conoscenza dei fatti che non ha mai parlato”.

Secondo lei, che cosa ne è stato del corpo di Guerrina?

“Ci sono diverse possibilità: in campagna, dai tempi antichi, se vuoi fare sparire qualcosa lo si dà in pasto agli animali. Il letame corrode velocemente. Può essere stato gettato in una porcilaia, in un dirupo, essere stato murato in qualche intercapedine”.

Com’è cambiata la vita di Mirco e di Lorenzo?

“È cambiato radicalmente. Sono uscite voci e pettegolezzi non veritieri. Mirco e Guerrina non erano sul punto di lasciarsi; al contrario, erano sempre insieme, tutta la famiglia. Guerrina usciva sempre con Mirco e Lorenzo, erano a loro modo felici ed uniti. Crescere un bambino con disabilità non è semplice, e crea tra madre e figlio un legame ancor più forte. C’è un vuoto incolmabile. Mirco spesso mi dice che, quando è solo, gli sembra di sentire la voce di Guerrina che lo chiama o che chiama il figlio. Il non avere un corpo ti lascia comunque quella speranza che forse, un giorno, potrai rivedere quella persona”.

 

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