Smascherata dai Carabinieri di Imola una banda di cinque persone, con il capobanda di Ferrara, dedita in buona parte della regione allo sfruttamento della prostituzione.

Le cinque persone sono state arrestate (il capobanda in carcere, quattro ai domiciliari): si tratta di un 44enne serbo, il capo, dei suoi due figli poco meno che trentenni, della fidanzata 27enne di uno dei figli, di origine polacca, e di un 70enne di Cesena. Sono tutti accusati di sfruttamento della prostituzione, oltre che, nel caso del 44enne (già condannato nel 2010 e 2013 in appello per lo stesso reato), di tentata estorsione nei confronti di un cittadino rumeno.

Le indagini, durante un paio di anni, sono infatti partite da una denuncia per estorsione di un cittadino di Medicina che, in piena zona rossa nell’aprile del 2020, aveva ingaggiato due prostitute per un ‘menage a tre’ concordando 150 euro per la prestazione, dimenticandosi però di averne in tasca solo 90. E’ per il mancato pagamento che il protettore delle ragazze, il capobanda, ha minacciato di morte il cliente al telefono. Spaventato, il cittadino si è rivolto ai Carabinieri facendo così partire le indagini.

Si è così arrivati a scoprire i componenti della banda, ognuno dei quali aveva un ruolo: c’era chi curava i conti e chi pubblicava annunci per adescare i clienti, ma anche chi accompagnava le ragazze in strada o in hotel spesso sulla riviera. Un giro che permetteva al sodalizio criminale di guadagnare circa 10mila euro al mese, che solo in minima parte veniva trattenuto dalle giovani donne. L’indagine ha permesso di appurare che la banda aveva obbligato almeno quattro ragazze di origine rumena (ora liberate e affidate a strutture protette) a prostituirsi, in particolare a Imola, Medicina e Bologna, ma anche a Ferrara, oltre che d’estate sulla Riviera Romagnola.

Fra le ragazze sfruttate nel tempo vi sarebbero state anche giovani cubane e ucraine. Nessuna di loro, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe subìto violenza da parte degli sfruttatori. Alcune di loro vennero identificate durante i controlli dei Carabinieri nel periodo del lockdown e multate perché si trovavano fuori dal comune di residenza, che nella maggior parte dei casi era Portomaggiore e Ferrara.

”Conad”/
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