ScrivevaEmma Goldman, attivista, saggista, anarchica russa “qualcuno ha detto che ci vuole meno sforzo mentale a condannare che a pensare”. Condividendo il concetto eviterò critiche serrate, anche perché la realtà cui farò riferimento non le meriterebbe, nonostante qualche mancanza sia più che evidente e grave. Il riferimento è al centro vaccinale della Fiera di Forlì nel quale mi sono recato per accompagnare una parente. Lo spettacolo presentatosi all’arrivo è stato quanto meno deprimente.

Ad attendere il proprio turno di vaccinazione c’era una fila di oltre un centinaio di persone in paziente attesa. Il tutto aggravato da un vento tagliente che si insinuava malevolo sotto la struttura posta all’ingresso, dotata solo di copertura e non di elementi laterali protettivi.

Poiché i soggetti erano tutti “giovani” di oltre 70 anni è facile intuire i disagi in cui sono incorsi. Se a questo si aggiunge anche il mancato rispetto del distanziamento, per ovvie ragioni di spazio,è facile intuire che qualche cosa non ha funzionato a dovere. Se all’esterno si poteva, seppure a fatica, mantenere il metro o quasi di distanza, al momento di entrare nell’atrio, dove si tiene una iltriage, si è creato un vero assembramento dettato sia dalla fretta, ma soprattutto per evitare le gelide folate di vento. Tutto questo nonostante l’encomiabile attività del personale volontario della Protezione Civile che si prodigava nel tentativo di far rispettare le regole di sicurezza. Poiché come diceva Emma Goldman pensare è più pesante che criticare mi sforzo di pensare e devo convenire che all’interno del centro le cose hanno assunto tutt’altra dimensione. A partire dalle responsabili del triage che, nonostante l’impegnativo compito di confrontarsi con centinaia di persone, ognuna con i suoi problemi, accolgono tutti con gentilezza e disponibilità rispondendo con competenza alle varie richieste. Efficiente anche l’organizzazione interna. Sul posto è presente personale infermieristico che accompagna ai box liberi dei medici e, una volta espletate le pratiche relative al vaccino, indicano ove recarsi per avere inoculata la propria dose. Altrettanto per la sala d’attesa ove trascorrere il quarto d’ora consigliato dopo l’iniezione. Piuttosto bene, quindi, l’organizzazione, peccato per quel “collo di bottiglia” all’esterno che consente il formarsi di file francamente inaccettabili e pericolose. Forse aumentare di un paio di postazioni l’area del triage potrebbe essere risolutivo. Non è certo lo spazio che manca.

Il Tafano

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