Produzione di ciliegie ad oggi azzerata. Pere al minimo storico. Albicocche, uva e pomodori a forte rischio. L’eccesso di pioggia di questo maggio all’insegna del maltempo in Emilia-Romagna fa già suonare l’allarme agli agricoltori della regione, non solo per i danni sui campi “ma per tutto l’indotto: dalla frutta al vino, al comparto cerealicolo e alle coltivazioni foraggere”. Per questo è necessario “investire in sicurezza idraulica”, anche perchè l’Emilia-Romagna “è la regione d’Italia a più alto rischio. Lo dicono i dati”. L’appello arriva dalla presidente regionale di Confagricoltura, Eugenia Bergamaschi, preoccupata per l’effetto del maltempo di questi giorni.

“E’ pressoché azzerata la produzione di ciliegie di Vignola Igp- avverte- per le varietà in raccolta fino al 10 giugno. Significa che le aziende non producono, la manodopera resta a casa e chi si occupa del confezionamento, imballaggio o trasporto non lavora”. Se i temporali dovessero continuare, con improvvisi crolli di temperatura, “pure le varietà più tardive subiranno la stessa sorte– sostiene Bergamaschi- non servono neanche le reti anti-pioggia, perché il frutto riceve acqua in eccesso dal terreno e si spacca”. Gravissimi danni si contano anche a Civitella di Romagna, zona tipica delle ciliegie.

Stime negative anche per il raccolto di pere (dall’Emilia-Romagna arriva il 70% del prodotto nazionale), per il quale “si rischia di raggiungere il minimo storico– afferma la numero uno di Confagricoltura- per la presenza di una cascola anomala, che provoca la caduta del frutto. Il fenomeno ha già interessato gran parte dei frutteti ferraresi e a macchia di leopardo quelli bolognesi, modenesi e del ravennate”.

Stessa situazione anche per i produttori di albicocche sulle colline romagnole, che spaventati dal rischio di “spaccatura del frutto” per eccesso di acqua. E così, “a pochi giorni dalla raccolta, si prevede una riduzione della produzione intorno al 35-40%”. Il fenomeno, continua Confagricoltura Emilia-Romagna, riguarda anche le varietà precoci di pesche, per le quali gli agricoltori stanno combattendo anche contro funghi e lumache.

I viticoltori invece “sono impegnati nel contrastare le più aggressive patologie, peronospora e oidio- aggiunge Bergamaschi- perciò è inevitabile prevedere un aumento di costi di produzione per via dei tanti interventi richiesti, tra cui diradamenti e trattamenti vari”. In particolare, segnala l’associazione di categoria, la situazione “è critica nelle aree colpite dalle esondazioni, in particolare il cesenate e il forlivese, dove lo stress da asfissia radicale ha fatto morire le piante più piccole e rallentato il processo vegetativo delle altre”.

Nel parmense e piacentino, invece, “sono fermi o vanno a rilento i trapianti delle piante di pomodoro da industria, con il rischio di avere poi una sovrapposizione delle epoche di raccolta. Ci sono timori anche per le piantine in campo se l’eccesso idrico si prolunga. Infine, chiude Bergamaschi, “tutto il comparto dei cereali è sotto scacco. E nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, il maltempo ritarda i lavori di fienagione e ne compromette la qualità”, lancia l’allarme Confagricoltura.

 

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