“Da Ravenna e dall’Emilia-Romagna arriva oggi un segnale molto forte al Governo: stralciate una norma che uccide il settore, bloccando il lavoro e gli investimenti. Si apra immediatamente un tavolo, come abbiamo fatto qui. Servono ascolto e confronto. Ci sono le condizioni per imboccare con più forza la strada della conversione energetica, come stiamo già facendo in Emilia-Romagna e a Ravenna, senza distruggere il lavoro e senza aumentare la dipendenza energetica del nostro Paese”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini in un incontro oggi al Comune di Ravenna a sostegno del comparto delle estrazioni e a proposito dell’emendamento sulle trivelle inserito nel Ddl semplificazioni.
Un provvedimento, ha sottolineato il sindaco e presidente della provincia di Ravenna Michele De Pascale, che è “sbagliato, intempestivo, definito senza un approfondito dibattito, senza le audizioni parlamentari delle categorie” interessate.

Il sindaco di Ravenna: Siamo ovviamente molto preoccupati per Ravenna, per il nostro distretto energetico, ma siamo preoccupati anche per l’Italia.
Faremo di tutto per fermare un provvedimento sbagliato, intempestivo e affrontato con leggerezza.
Questa politica dissennata che non incentiva le energie rinnovabili ma semplicemente blocca la produzione nazionale e aumenta le importazioni non è nell’interesse, ovviamente, dei lavoratori e delle imprese del nostro territorio e del resto d’Italia che lavorano in questo settore, ma non è nemmeno nell’interesse degli italiani che si troveranno a pagare bollette più salate quando accenderanno un fornello o per il riscaldamento di casa.
Devono esserci margini di trattativa, la Camera si deve fermare e non può convertire questo decreto che, peraltro, è anche incostituzionale, perché vi è stata inserita una norma che nulla c’entrava con l’oggetto del decreto.
Confido nel ministro Matteo Salvini che si era espresso a favore delle estrazioni, purchè lontane dalla costa, e che già più volte ho invitato a venire a Ravenna ad incontrare i lavoratori e le imprese.
Non c’è solo la Tav o il Tap, ma anche l’industria energetica italiana.

 

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