Una telefonata anonima, riferisce il responsabile della Proloco, ai Carabinieri della Compagnia di Novafeltria è avvenuta alle 21 di sabato 4 maggio “una voce maschile, ferma e sicura, senza rumori di fondo” ha annunciato un attentato terroristico che ci sarebbe stato, a breve, in provincia di Rimini. Il responsabile della Proloco, dopo aver avvisato il Sindaco, molto allarmato è stato raggiunto e sentito dai Carabinieri, nel dettaglio e subito sono partite le indagini tecniche, di concerto con l’Autorità Giudiziaria riminese.

In poche ore il telefono è stato individuato in Provincia di Trento in un luogo coincidente con la residenza dell’intestatario, un incensurato, commerciante di 51enne. “Immediatamente scattava il controllo – riferisce il Capitano Silvia Guerrini, Comandante della Compagnia CC di Novafeltria – in collaborazione con i Carabinieri di Trento che all’una di notte hanno bussato alla porta del commerciante trentino, rimasto sbalordito alla vista dei colleghi, non come suo figlio 15enne che invece ha subito capito il motivo della visita”.

Capitano Silvia Guerrini, Comandante della Compagnia CC di Novafeltria

Sebbene il ragazzo abbia subito confessato ai genitori ed ai militari la propria responsabilità, l’abitazione è stata ispezionata e padre e figlio accompagnati in caserma per essere ascoltati. Il ragazzino, molto affranto, ha detto che tutto voleva essere solo uno scherzo, ma perché chiamare proprio un Comune della Valmarecchia? su questo – prosegue l’Ufficiale – egli ha raccontato di aver ideato ‘lo scherzo’ mentre era in gita in Valmarecchia, circa un mese prima e di aver chiesto all’interlocutore di ‘avvertire la popolazione’ per avere un riscontro mediatico trovandosi a distanza.

La tempestività degli accertamenti e l’immediata individuazione del ragazzo hanno evitato di avviare procedure di emergenza e pubblica sicurezza sul territorio ma hanno comunque destato allarme nell’amministrazione comunale oltreché oberato di lavoro inutile organismi giudiziari, investigativi e di pronto intervento, forze distratte per nulla.

Pur ritenendo il ragazzo attendibile, gli accertamenti – spiega il Capitano – si sono poi rivolti ad accertare che il cellulare fosse, davvero, soltanto in uso esclusivo al minore per scongiurare ogni dubbio su altri possibili attori e scenari dietro il gesto. All’esito lo studente è stato denunciato alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Trento per il reato di “Procurato allarme all’Autorità”.

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