E’ comprensibile il grande imbarazzo dei consiglieri del PSD e PS derivante dalla presentazione di due emendamenti alla Legge Finanziaria “ad personam”, quelli ribattezzati dalla stampa come “salva Roberto Ciavatta”.
“Pensare – dice Adesso.sm – di utilizzare la Legge Finanziaria per tutelare gli interessi personali di qualcuno, ponendo un consigliere di fatto al di sopra delle leggi, denota una grave mancanza di senso dello Stato e rispetto per le nostre Istituzioni.
Tanto vale ammettere che non sarebbero mai dovuti essere presentati quegli emendamenti, invece di arrampicarsi sugli specchi come tentano di fare, con poca dignità, i consiglieri del PSD e PS affermando che gli effetti degli emendamenti non sarebbero stati retroattivi e quindi non avrebbero riguardato il consigliere in questione.
Peccato che nei due emendamenti non si faccia alcun cenno al fatto che essi non riguardino procedimenti in corso. Non una parola. II secondo emendamento, quello che prevede il licenziamento di un dipendente pubblico quando subisca una condanna penale di una certa entità, nel caso del consigliere in questione non potrebbe essere comunque retroattivo poiché tali misure sarebbero eventualmente applicate solo al termine del procedimento penale attualmente in corso.
Se poi, come dicono in un comunicato i consiglieri del PSD e PS, vi sono posizioni “storiche” di sostegno ai contenuti degli emendamenti, che immaginiamo risalgono ai tempi del processo “Mazzini”, non si capisce proprio perché si sia dovuto inserirli a sorpresa in una Finanziaria con cui poco o nulla hanno a che fare. Negli ultimi due anni, dall’inizio di questa legislatura, non abbiamo comunque mai sentito i consiglieri del PSD e PS sostenere in alcuna sede politica queste “soluzioni” a tutela di chi è soggetto a procedure penali.
In questi casi la scelta migliore è semplicemente ammettere il pessimo errore ed impegnarsi per il futuro a non riproporre simili iniziative, che vogliono porre certi cittadini al di sopra delle leggi in spregio a tutti gli altri”.
ECCO LA VICENDA GIUDIZIARIA CHE RISCHIA DI FARE PERDERE IL POSTO DI LAVORO DI DIPENDENTE DELL’UFFICIO FILATELICO E NUMISMATICO A ROBERTO CIAVATTA:
Rinviati a giudizio dal Commissario della legge Alberto Buriani i due esponenti politici protagonisti del blitz del 30 maggio scorso alla Carisp quando era in corso la riunione del Consiglio di amministrazione. Si tratta di Roberto Ciavatta di Rete ed Emanuele Santidi Movimento democratico San Marino Insieme. Alla riunione nella sede Carisp si stava discutendo della tutela legale di Andrea Rosa nei confronti del consigliere Elena Tonnini. Ciavatta e Santi la interrompero e cominciarono ad utilizzare parole ritenute molto gravi nei confronti dei presenti, in particolare al presidente Zanotti, ma anche a tutto il cda.
Ciavatta e Santi sono accusati di gravi reati. In concorso devono rispondere di diffamazione semplice e di violenza privata. Ciavatta è accusato anche di minaccia, diffamazione a mezzo Facebook e istigazione a delinquere. I due secondo la ricostruzione dell’accusa erano entrati pretendendo di parlare e a quel punto la situazione era degenerata per le offese profferite, tanto che in una nota ufficiale inviata il giorno dopo da Carisp si leggeva: “… i due esponenti politici erano entrati in banca “aggredendo verbalmente il Presidente con plurime e reiterate frasi intimidatorie, con ingiurie scurrili e con espressioni gravemente offensive”. Di qui l’annuncio di passare alle vie legali con una denuncia. E ora è arrivato il rinvio a giudizio da parte del Commissario della legge.




















