Domani (oggi per chi legge) avrà inizio ufficialmente la seconda fase sammarinese dell’avventura che coinvolge gran parte del mondo. Certo le reazioni alle decisioni prese nel nostro paese hanno offerto ampi spazi di commento, sia in un senso che nell’altro, ma il risultato migliore sta certamente nell’averci provato. Inutile negare che l’ultimo tentativo di porre un freno all’esaurimento delle scorte finanziarie della repubblica, un contributo di solidarietà chiesto ai pensionati, offre l’ulteriore segnale, per quanto superfluo, di un declino che parrebbe inesorabile. Eppure così come il desiderio di segnare una piccola vittoria sul virus ci ha spinti a dare l’avvio ad una fase di ripartenza verso un agognato ritorno alla normalità, l’andare a cercare un segnale di soddisfazione all’interno della mesta situazione economica sammarinese è cosa necessaria, e forse curativa. Il 30 aprile scorso è stato pubblicato sul sito istituzionale il bilancio della BSI, la Banca Sammarinese di Investimento. Potrei tentare una lunga e servile fanfara degli ottimi risultati di cui questa bella realtà si è potuta vantare, ma basterà il riferimento del Consiglio di Amministrazione che ha giudicato l’esercizio appena trascorso come di “grandissima soddisfazione”. Chi vorrà tentare di leggere il possibile non deve far altro che sfogliare il documento: oltre ai numeri forse non del tutto comprensibili dai non esperti, i commenti sono semplici ed intuitivi. Siamo in un momento in cui la promessa assistenza da parte delle banche alle famiglie ed alle imprese con la garanzia dello stato sembra non riuscire a decollare, per motivi che non sono noti e forse per questo ancor meno comprensibili. Nelle casse di BSI vi è una liquidità che quasi ricorda i tempi in cui – sembrava – stessimo bene. Probabilmente il freno, almeno nel caso di questa banca, non è la mancanza di denaro. Complicato trarne una conclusione univoca anche perché il sistema bancario sammarinese, che ormai conta solo 4 banche, difficilmente può dirsi del tutto slegato dai destini del paese. Ma qualcosa nel paese funziona, anche se confuso fra qualcos’altro che funziona meno. Da queste pagine già abbiamo fatto appello alle innegabili potenzialità e sinergie che un tessuto economico racchiuso in un piccolo territorio può trovare. Vogliamo insistere. Anche il miglior Congresso di Stato possibile non potrà avere a disposizione il numero di menti di tutte le imprese sammarinesi, alcune delle quali sono certamente in grado di portare beneficio anche oltre i confini della propria azienda. Lo stesso possono fare le famiglie. L’inizio della fase due dell’emergenza sanitaria potrebbe coincidere con l’inizio della fase uno della crisi economica che solo ora comincia a mostrare i propri effetti. Abbiamo certamente bisogno di banche sane, ma queste hanno bisogno di noi debitori, di noi imprenditori, di noi professionisti, di noi lavoratori perché noi e solo noi siamo lo stato, non quelli che lo stato lo stanno solo amministrando. Se BSI è riuscita a ottenere il miglior risultato economico della sua seppur breve storia in un periodo tutt’altro che semplice per il settore bancario sammarinese, sono certo che molti saranno in grado di fare altrettanto, oltre ogni retorica nella quale, perdonatemi, mi sono voluto incastrare.

Giacomo Ercolani 

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