Onestà. È una parola che ricorre spesso in questi giorni a San Marino nelle frasi scritte e dette da esponenti politici uscenti, candidati vecchi e nuovi, simpatizzanti dei social media. Per quanto questo periodo preelettorale sia particolarmente denso di fermenti emozionali e del tutto privo di concretezza, il tema dell’onestà è particolarmente gettonato. È un elemento di principio che condisce efficacemente le schermaglie che preparano la battaglia della campagna elettorale, soprattutto oggi che i temi più divisivi della legislatura morente hanno riguardato la giustizia, il conflitto di interessi, la slealtà politica, e tutto ciò che attiene all’attentato all’onestà, ma quale forza politica potrebbe non condividere una sottolineatura forte a tale valore? Ebbene questa scelta editoriale rischia di poter essere letta, soprattutto nei momenti preparatori alla battaglia elettorale, come un pericoloso boomerang. Molti candidati ed i loro partiti sono concentrati ad evidenziare le debolezze dell’avversario e le proprie migliori soluzioni definitive e non si preoccupano troppo del profondo significato di molti dei comportamenti di cui abusano senza sosta. È il caso, per esempio, dell’impegno politico fatto professione. In un piccolo paese come San Marino solo la Segreteria di Stato può garantire un reddito sufficiente a chi voglia fare della politica una scelta di vita professionale. Il mero gettone di presenza non garantisce un sostegno economico sufficiente per impedire al consigliere di dover contare anche su entrate alternative. Da dove nasce quindi la profusione ininterrotta di alcuni candidati che non hanno altri redditi? Forse dalla speranza di occupare una segreteria? Se così fosse nessuno, se non inconsapevolmente, rischierebbe di perdere la propria professione per dedicarsi anima e corpo ad una tale lotteria. La medesima scelta rischierebbe di avere ripercussioni anche nell’immediato, laddove, in ipotesi, un impiegato o un operaio, così come un amministratore o un dirigente, dedicasse gran parte del proprio spazio lavorativo ad una campagna di sensibilizzazione politica fai da tè. Non tutti i datori di lavoro ne sarebbero contenti. È quindi il caso di spendere alcune piccole riflessioni anche sul significato esteso del concetto di onestà. Tale parola è spesso accompagnata alla parola intellettuale: insieme formano il sintagma “onestà intellettuale” che descrive un esercizio di onestà appunto nei confronti di noi stessi e del nostro pensiero. È una sorta di risveglio volontario della coscienza interiore. Possono tutti i candidati che si affollano nella corsa all’elezione dichiararsi onestamente in grado di affrontare non tanto la corsa quanto il traguardo? Possono portare beneficio al paese coloro che non sono in grado di portare altro che il loro desiderio di rivincita verso una vita ingenerosa? Possono tutti essere in grado di risolvere tutto? Ogni problema del paese? La corsa dei dilettanti allo sbaraglio rischia di essere nuovamente il presupposto per l’ennesima vittoria di Pirro. In tutto ciò, inoltre, lo sprovveduto che si butta in politica per dare un senso alla propria misera carriera professionale o sociale, è in tutto e per tutto facilmente governabile da chi, viceversa, frequenta la politica da squalo navigato o abile burattinaio. Certo tutto questo teatro potrebbe ben essere definito una fedele rappresentazione della nostra società e pertanto della nostra scena politica, ma il desiderio di un sussulto di coscienza che ci eviti il peggio è forte, lo dico onestamente.

Giacomo Ercolani

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