Il 31 gennaio scorso si è conclusa la missione ufficiale del Fondo Monetario Internazionale in visita a San Marino. L’approccio linguistico tenuto nel rapporto preliminare è ben diverso rispetto a quello dello scorso anno, non tanto nelle direttrici degli interventi auspicati, ormai noti anche ai più sordi fra noi, bensì nell’aggettivazione. Si è trattato, a ben guardare, di una scelta sintattica che potrebbe avere una origine ben precisa. Vengono spese senza risparmio o possibilità di fraintendimento parole come “profonda”, scrivendo della ristrutturazione necessaria al sistema bancario; “insostenibile”, con riferimento al debito pubblico reale ed al sistema pensionistico; “significativi”, parlando dei conflitti di interessi, peraltro palesi, nella partecipazione di Banca Centrale in Banca Nazionale Sammarinese, verso la quale il Fondo – con altrettanta decisione e chiarezza – sostiene la necessità di una “rapida” revoca della licenza bancaria. Ciononostante nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione del rapporto, le reazioni di alcuni dei principali protagonisti sono state tutt’altro che allarmistiche. La Presidente di Banca Centrale si è sperticata in una spiegazione “tecnica” del dato che maggiormente spaventa all’interno del report, il livello del debito, stimato all’86% del prodotto interno lordo. Si tratta, a parere dell’autorevole fonte, di un dato che terrebbe conto dell’ipotesi prudenziale per la quale determinate “poste positive che prevedono degli incassi” dovessero risultare non indovinate. Nell’intervista la Presidente Tomasetti non spiega ulteriormente i numeri sui quali si fonda la sua interpretazione delle parole del Fondo Monetario, ma qualche spunto è agevolmente ricavabile dai dati già disponibili sul sito internet della stessa Banca Centrale. Pur senza entrare in una sterile e noiosa battaglia delle cifre, possiamo leggere i bilanci di alcune banche beneficiarie, in parti disuguali, della generosità dei governi dal 2011 ad oggi. Il dato complessivo accertato e non migliorabile – a meno di una miracolosa moltiplicazione dei denari – si aggira sui 736 milioni di euro, più o meno il 50% del PIL di San Marino. Se a tale dato si aggiungono le stime ufficiali del debito pubblico attuale, pari al 32% del PIL, non si arriva all’86 per cento, ci si ferma all’82. Un’ulteriore reazione scaramantica è stata offerta dalla Segreteria di Stato alle Finanze nell’imminenza della pubblicazione del report. Il Segretario ha giustamente osservato come il Fondo non abbia mancato di apprezzare la potenziale capacità di intervento di un governo sostenuto da una coalizione di 4 forze politiche e proprio questo sembra essere lo snodo dirimente delle parole del Fondo: ora che il paese può contare su un governo rappresentativo di quasi i tre quarti dell’intero Consiglio Grande e Generale, è il momento di intraprendere la via del risanamento. La traduzione è ovvia e semplice e traspare in ognuno dei 12 capitoli dello “statement”, riforme impopolari. Basta con la fiscalità agevolata, basta con le pensioni d’oro, basta con i benefici generosi per chi perde lavoro, basta con le assunzioni generose, e via di questo triste passo. Basterà il largo consenso dell’attuale governo per adottare le “necessarie riforme ed assicurarne l’adozione con successo”? Già si parla della necessità di ricorrere al debito estero, quasi che pagando il debito con il debito esso stesso, magicamente, svanisca.

Giacomo Ercolani 

 

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