È stato depositato lo scorso 10 giugno un progetto di legge che – “con uno sforzo di creatività politica ed economica” – intende introdurre a San Marino una moneta fiscale, dai promotori chiamata “Titano”. Il progetto, a ben guardare, non è studiato per fornire ad imprese e cittadini uno strumento di liquidità, alternativo all’euro, che consenta il pagamento delle imposte e delle tasse, ma, così come indicato nell’introduzione della relazione accompagnatoria al progetto di legge, che serva a curare la generale crisi di liquidità dell’economia reale. Nuovi soldi quindi, a cittadini ed imprese. Sul tema da queste pagine abbiamo già scritto riportando l’esempio di quanto accaduto in Germania nel 1933, oltreché il parere negativo di Mario Draghi. I promotori d’altra parte invocano Biagio Bossone, già presidente di Banca Centrale e dell’Associazione Bancaria Sammarinese, che da anni propugna, inascoltato, il progetto di una moneta fiscale. Se il progetto in Italia poteva avere una ragione seppur modesta, sia per la dimensione del paese che per la quantità di debiti che la Pubblica Amministrazione italiana ha accumulato verso i fornitori, a San Marino l’impianto pare fondato più sulla volontà di sorprendere che sulle effettive possibilità di portare benefici. L’istituzione di una moneta non è certamente uno scherzo e non solo per il significato che essa possiede nella vita delle persone. A tal riguardo è appena il caso di specificare come tale Titano non avrebbe alcun carattere di obbligatorietà e quindi alcun “corso legale”, in quanto impedito dall’utilizzo dell’euro. Volendo elencare alcuni punti di particolare effetto che sorgono dall’analisi del progetto di legge si pensi, a titolo di esempio, al rischio di contraffazione, al rischio di riciclaggio, al rischio di usura, al rischio insomma di commissione tutti quei reati di natura finanziaria che sono stampati nei codici penali ed impressi nelle menti dei malintenzionati. Vero che il territorio in cui i Titani potrebbero essere spesi è esclusivamente quello sammarinese, ma la nostra repubblica rischierebbe di divenire una sorta di zona franca per il crimine finanziario. Pensiamo quindi ai sistemi di pagamento, potrebbero quelli oggi utilizzati per i pagamenti in euro veicolare anche i pagamenti in Titani? Oppure occorrerà un nuovo sistema bancario che consenta un flusso di incassi e pagamenti tutto sammarinese? È il debito? Se la moneta è un debito dello stato che l’ha emessa non vi è dubbio che i Titani sarebbero debito pubblico che quindi, prima o poi, andrà pagato. Il certificato di compensazione fiscale sammarinese – così è definito il Titano nel progetto di legge – dovrebbe avere carattere di temporaneità e durare quindi fino a quando l’economia sammarinese sarà di nuovo sana ed in grado di pagare anche questi debiti. Ebbene se per costruire un sistema finanziario parallelo senza violare le norme europee è necessario costruire un intero sistema economico anch’esso parallelo, perché non concentrare gli sforzi su quello già esistente? Perché non creare debito in euro evitando di dover ricostruire tutti i sistemi di tutela già esistenti e riservati alla valuta avente corso legale? Queste domande sono talmente retoriche che l’imbarazzo nello scriverle supera il loro contenuto e un senso di scoramento prende desolatamente il sopravvento. Forse dovevo leggere Topolino.

Giacomo Ercolani

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