Ho incontrato Pino Guidi. Era la vigilia dell’assemblea di Banca di San Marino, che si sta tenendo nel momento in cui scrivo ed il tema dell’incontro non poteva prescindere da questo importante momento, cui farà seguito, domenica 29 luglio, l’assemblea dell’Ente Cassa di Faetano. L’uomo Pino Guidi, nonostante le cariche ricoperte ed il successo imprenditoriale, non è separato dal personaggio che riveste, soprattutto in occasioni come quella di questo week end. Si tratta di una persona trasparente, genuina e che, forte della fortuna di cui è stato beneficiario, si spertica per cercare di trasferire parte dell’esperienza e delle convinzioni che ha maturato. Nel confronto con le diverse anime del paese il suo potrebbe sembrare un tentativo anacronistico di riportare indietro l’orologio senza tenere conto del passato, ma lo è davvero? Il gruppo bancario di cui è esponente presenta moltissime affinità con l’uomo. Entrambi descrivono per immagini il territorio di cui sono emblema. Entrambi hanno saputo sfruttare al meglio il periodo florido del passato. Entrambi sono in continuo ed inarrestabile fermento. Le differenze risiedono nella condizione economica in cui le due parti versano. Da una parte un uomo di successo che potrebbe godersi in serenità il proprio passato, dall’altra una banca che, con fatica, cerca di uscire dalle pastoie di un’epoca giunta al termine. In questo confronto i coprotagonisti soffrono le conseguenze della crisi epocale dell’intero paese. Primariamente i dipendenti che non comprendono come il prezzo maggiore del cambiamento debba avere effetto su privilegi acquisiti con anni di servizio durante i quali chi ha commesso gli errori maggiori ne è uscito illeso. Dall’altra i soci che sentono svanire il potere di influenza che il gruppo ha avuto nel paese e premono per riaverlo nel più breve tempo possibile. Infine i risparmiatori, confusi da una sempre calante fiducia nel sistema bancario sammarinese, ed il pubblico delle aziende e delle famiglie che necessitano del sostegno delle banche che, oggi in particolare, soffrono una sempre più complicata capacità di credito. Nel paese, quindi, emergono sostenitori di una fusione, magari con Cassa di Risparmio, per trovare tutela laddove i diritti di Banca di San Marino non sono certamente minori, così come cercano spazio gli indipendentisti che vorrebbero, viceversa, che Cassa divenisse definitivamente pubblica e smettesse di drogare il mercato bancario giocando con regole diverse. In tutto ciò la voce di Pino Guidi appare lontana, incredibilmente inascoltata. Non si comprende, oltre ai sotterfugi, ai non detti, ai retropensieri che chiunque può assegnare a chiunque altro, come non vengano immediatamente valorizzati principi come la qualità del lavoro, la dedizione nel servizio pubblico, l’accessibilità all’iniziativa privata di cui lui, ma non solo lui, parla in pubblico ed in privato. Tante sono le persone di un calibro confrontabile a quello di questo signore infaticabile, ma il paese sembra incapace di farvi affidamento. Ci si perde negli slogan, negli annunci, nella ricerca ossessiva del consenso fine a se stesso. Si è persa, a tutt’oggi, l’occasione di intervento migliore che potesse capitare, il Covid. Con la scusa della pandemia potevano essere prese iniziative finalmente importanti ed invece siamo ancora in attesa di ricevere denaro nella speranza di poter con ciò rimandare il momento della resa dei conti. Perché allora Banca di San Marino vive un tale fermento? Perché ha pianificato di tornare in utile nel 2022 in ragione di un coraggioso piano industriale non privo di rischi? Perché uomini come Pino Guidi si alzano presto al mattino per dare il proprio contributo fattivo al paese senza risparmiarsi proprio nel momento in cui ne avrebbero più diritto? Sono riflessioni di mezza estate che non possono attendere un autunno caldo come quello che ci attende, è già ora il momento di faticare.
Giacomo Ercolani




















