Quante zampe ha un cane se chiamiamo zampa la sua coda? Questa domanda la cui risposta è apparentemente banale nasconde una riflessione forse ancora più attuale oggi di quando è stata pronunciata. La frase è di Abraham Lincoln, non uno qualsiasi, e lo spunto riflessivo che la risposta offre è illuminante nella sua semplicità: non sono le parole a modificare la realtà. Possiamo chiamare zampa la coda, ma ciò non aumenterà il numero delle zampe del nostro cane. Eppure l’uso improprio delle parole, e della lingua in generale, è abitudine diffusa oggi come non mai anche se taluni sembrano mossi da un sincero quanto lodevole tentativo di stimolare ottimismo. San Marino non è un’eccezione. Negli ultimissimi giorni si è discusso, tra l’altro, degli argomenti trattati al convegno sulla criminalità organizzata tenutosi a Rimini grazie alla collaborazione fra Prefettura e Università di Bologna. In quella sede è apparso anche il nome di San Marino, luogo nel quale era semplice occultare patrimoni che avessero origine criminosa. Tutti i protagonisti del convegno intervistati dalla televisione nazionale hanno elegantemente sottolineato come gli sforzi fatti dalla Repubblica siano stati enormi e come la collaborazione fra le autorità dei due paesi sia oggi molto proficua. Una lettura immediata dell’evento e delle testimonianze raccolte potrebbe consentirci di dipingere un quadro tutt’altro che preoccupante per uno stato che sembrerebbe essersi messo alle spalle la fama di paradiso fiscale e non solo. Eppure ad un’attenta analisi il quadro potrebbe non essere così edificante. Se torniamo al 31 gennaio scorso e scorriamo il rapporto del Fondo Monetario Internazionale leggiamo come vengano richiesti ulteriori sforzi per rafforzare l’attività antiriciclaggio in quanto l’integrità del sistema finanziario è di supporto al sistema stesso. Il comandante provinciale della Guardia di Finanza sembra giungere alle stesse conclusioni attraverso un diverso percorso. Intervistato a margine del citato convegno, ha spiegato come la crisi nella provincia di Rimini sia stata una fonte di debolezza per i settori più colpiti dal rallentamento economico e come i denari di provenienza illecita siano stati spesso una mano tesa che in molti hanno stretto. L’ipotesi che tale situazione non abbia riguardato San Marino è quanto meno illusoria anche perché, prosegue lucidamente il Comandante Antonio Garaglio, San Marino non ha le stesse capacità di contrasto di un grande paese e può rappresentare ancora un richiamo per i flussi di denaro illecito. Ecco allora che la continua rappresentazione favolistica della Repubblica migliore del mondo rischia di ridurre l’intensità delle luci con le quali dovrebbero essere illuminati i percorsi politici e di sviluppo di un paese che, in mancanza di una chiara ed esplicita volontà di cambiamento, rischia di rimanere legato a dinamiche che appartengono ad un passato nel quale solo a parole, si stava bene. Scelte non di discontinuità – non solo in ambito economico – ci porteranno solo a dover rinunciare alla sovranità sostanziale, o in favore di pochi eletti in grado di muovere denari anche di dubbia provenienza, o in favore di organismi internazionali che detteranno le condizioni degli eventuali aiuti economici. Nell’ultimo mese si sono spese molte parole sul buono stato di salute dell’economia sammarinese, anche da parte di fonti autorevoli, ma ciò non fa di noi un paese a 5 zampe.

Giacomo Ercolani

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