Siamo partiti! A meno di un mese dalla data delle elezioni e con le festività natalizie felicemente trascorse, la legislatura può finalmente prendere il via.

Il programma di governo è stato regolarmente inviato ai Capitani Reggenti ed i Segretari di Stato sono pronti a prendere possesso delle loro poltrone di comando. Nella sostanziale impossibilità di commentare il futuro ci soffermeremo, per oggi, sulle prospettive che possono essere facilmente desunte dal programma di governo che, come scritto, è disponibile da alcuni giorni. I temi trattati nel testo sono tanti e tutto sommato ben argomentati. Tra gli altri, un tema che merita alcune riflessioni è il settore bancario, il grande malato della repubblica. La parte del programma di governo che al sistema bancario è riservata mostra senza fraintendimenti la diagnosi delle banche sammarinesi. Certo non tutte soffrono della medesima malattia e non tutte sono allo stadio terminale, ma tutte, è certo, condividono il tema, i famigerati NPL. L’acronimo identifica i prestiti non performanti, cioè quei soldi che la banca ha prestato, ma che fatica a riavere indietro alle condizioni concordate. Quando una banca ha crediti il cui recupero è complicato, o non performante nell’accezione inglese, tali crediti devono essere rettificati della parte che la banca stessa stima di non riuscire a recuperare. Tale obbligo, stabilito da appositi regolamenti, consente alle banche di mantenere un livello di capacità patrimoniale tale da garantire la restituzione dei soldi dei depositanti, in altre parole, il pagamento dei propri debiti. Qualora, viceversa, le singola banca non fosse in grado di rettificare correttamente il proprio portafoglio crediti il bilancio della banca stessa sarebbe non veritiero ed il rischio di non riuscire ad onorare i propri debiti sarebbe non calcolabile. Le conseguenze di situazioni di questo tipo sono state evidenti nel corso degli ultimi dieci anni, laddove la crisi non ha consentito alle banche in maggiore difficoltà di avere entrate che compensassero le perdite sostanziali sui crediti. Non è necessario, infatti, registrare il minor valore del credito per subire un contraccolpo concreto alla situazione finanziaria della banca in difficoltà: i crediti che non vengono pagati si traducono in minori soldi per la banca che se, a causa della crisi o della perdita di appeal del paese, non ottiene nuove risorse da nuovi clienti depositanti, potrebbe trovarsi in una crisi di liquidità, non avere cioè soldi per i pagamenti quotidiani. Anche questo è stato il caso delle banche sammarinesi, le ultime Asset Banca e Banca Cis, che hanno impensierito le notti di molti loro depositanti.

Ora, nel programma di governo, fra gli obiettivi che il nuovo esecutivo si pone, compaiono strumenti e strategie che supportino le banche nell’affrontare le svalutazioni [rectius rettifiche] richieste […]. Una lettura non distratta sembrerebbe indicare che le banche sammarinesi, almeno alcune, tali rettifiche non le abbiano ancora fatte, o almeno non integralmente. Il testo sembrerebbe voler dire, inoltre, che sarà compito della politica del nuovo esecutivo consentire alle banche di rispettare le previsioni regolamentari. Un passaggio mi sfugge e spero di poter contare sulla vostra clemenza, ma temo di non riuscire a comprendere come una nuova norma possa consentire il rispetto di una norma già esistente, senza derogarla. Forse sarà una nuova epifania!

Giacomo Ercolani

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