Nel giorno in cui il parlamento italiano fornisce l’ennesima prova di dubbio gusto, la Reggenza richiama i candidati alle elezioni del prossimo 8 dicembre ad una maggiore moderazione dei toni.

È indubbio quanto palese come il modello culturale italiano venga costantemente e fedelmente riproposto all’interno della Repubblica di San Marino che, seppur possa vantare il primato di natali ben più lontani nel tempo, pare non riesca a trovare una propria collocazione identitaria autonoma. Certo è complesso immaginare un’indipendenza culturale in un paese di soli 61 chilometri quadrati, ma la domanda che affligge i più è intimamente e tristemente legata alla caratura delle imitazioni che sappiamo proporre, le peggiori. È il caso delle settimane di campagna elettorale che stanno per chiudersi. È vero che la massima istituzione del paese, appunto i Capitani Reggenti, sono intervenuti per offrire la propria autorità al servizio della correttezza, ma la richiesta è pervenuta da alcune forze politiche, in alcuni casi le stesse che hanno alimentato lo scontro. Il 28 novembre scorso una delegazione, in rappresentanza di alcune forze politiche, è stata ricevuta in udienza privata dai Capitani Reggenti. Nell’occasione è stato richiesto l’intervento dei massimi garanti dell’ordine costituito di porre un freno alle speculazioni ed alle violenze che stavano aumentando la tensione fra le forze politiche in competizione. La delegazione dei lamentanti non comprendeva le forze che, per un verso si sarebbero macchiate della precedente legislatura, per l’altro sarebbero altresì colpevoli di usare i media come strumento di propaganda invereconda. Nulla di nuovo, non c’è che dire! La lotta politica prosegue così come è ormai consuetudine, nella più assoluta mancanza di attenzione al merito dei temi che affliggono il paese. Una lettura altrettanto aderente ed giustificatoria la possiamo individuare all’interno delle logiche della comunicazione: la rissa, così come la notizia gridata ancorché priva di fondamento, colpiscono con enorme efficacia l’elettorato. A ciò si aggiungano i continui proclami via social che esaltano le regole del disgusto con ancora maggiore efficacia dei media tradizionali ed il quadro è completo. Non ci si poteva certo aspettare di meglio. Sarebbero stati certamente più noiosi e privi di qualunque interesse gli interventi di merito, per quanto dotti. A nessuno interessa sapere quali possano essere gli effetti dell’introduzione dell’Iva o dell’abbassamento dei limiti contributivi o delle manovre espansive di politica economica o della riduzione della spesa o della gestione degli NPL. A nessuno verrebbe mai in mente di interessarsi dei conti dell’Istituto di Sicurezza Sociale o dell’accordo di associazione all’Unione Europea.

Sono temi che potranno essere ben discussi una volta che il Consiglio Grande e Generale si sarà insediato. Nel frattempo è necessario combattere ferocemente il nemico politico, l’avversario, colui che, colpevole di aver scelto la parte sbagliata, mai più potrà meritarsi il saluto al bar, in ufficio, per strada. In un paese così piccolo, dove è praticamente impossibile non avere fra amici fraterni o parenti stretti un rappresentante della parte politica avversa, ci sarebbero gli estremi – almeno in queste occasioni – per un conflitto sanguinoso che potrebbe rivaleggiare con la battaglia di Montaperti in cui – nel 1260 – si scannarono Guelfi e Ghibellini per il dominio della Toscana. Probabilmente è vero che la litigiosità, in particolare quella politica, caratterizza questa parte di mondo con buona pace per i noiosissimi pacifisti. Certamente San Marino sta dando buona prova della propria conflittualità interna, ma la domanda che resterà priva di risposta ancora per poco è, chi sarà premiato, l’urlatore o il moderato? Sfugge d’altra parte ai candidati ed agli organi di partito – e l’astensionismo ne è la prova – che la guerra guerreggiata appassiona molto più i belligeranti in lotta che la platea dei votanti che, esausti dell’infinito rincorrersi attorno al nulla, rischiano di scegliere per la morte di Sansone, con tutti i filistei.

Giacomo Ercolani

 

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