Vi sono temi, come la finanza, la giustizia, la salute, che toccano tutti, ma per i quali non è sempre facile realizzare un racconto che sia allo stesso tempo comprensibile e divulgativo. Il risultato di queste difficoltà oggettive è un sempre più diffuso scempio dei fatti, molto spesso stravolti da interpretazioni e letture che nulla o quasi hanno a che fare con il merito della questione. Ecco allora che la discussione, soprattutto se di interesse pubblico, assume i contorni della commedia ridicola e tutto – nel miglior stile italico – finisce in politica. Se tale consuetudine ha il merito di offrire pressoché infinite fonti di discussione allargando la platea a qualunque soggetto minimamente capace di intendere, non sempre il risultato che rimane al termine del circo mediatico è soddisfacente.

Un caso che è rimbalzato alle cronache sammarinesi ha riguardato Banca Centrale – quale parte lesa – che il 10 gennaio scorso ha comunicato di aver venduto anche il secondo titolo “Demeter” rientrando dell’investimento rischioso sottoscritto nel 2017. Nel corso di quell’anno, infatti, Banca Centrale accorse in aiuto di un istituto bancario in difficoltà, l’allora Banca Cis, cui concesse 43 milioni di euro attraverso l’acquisto di due titoli obbligazionari emessi dalla società “Demeter”. In concreto Banca Centrale comprò i due titoli cosicché Banca Cis potesse avere della liquidità da spendere. Si trattava, infatti, di titoli “illiquidi”, cioè non facilmente vendibili sul mercato per essere trasformati in “liquidi”, cioè denaro. Tale attività è tipica delle banche centrali, ma i contorni dell’operazioni furono del tutto impropri e la stessa Banca Centrale oggi lo ammette nel citato comunicato stampa del 10 gennaio scorso. D’altra parte il comunicato si sofferma su due aspetti rilevanti, il primo il riacquisto della liquidità da parte dell’autorità di vigilanza, il secondo l’illegittimità della scelta di allora. Forse perché il tema richiede una competenza non modesta in materia finanziaria o forse perché sono in corso indagini da parte dell’autorità giudiziaria, ma nulla si dice sui risvolti più oscuri della vicenda. I titoli obbligazionari oggetto di questo spiacevole episodio sono due e sono stati emessi, il primo nel novembre 2014 per un valore nominale 20,65 milioni di euro ed il secondo nell’ottobre 2015 per un valore nominale di 20 milioni di dollari americani. Per quanto questi numeri appaiano importanti tagli di questo volume sono modestissimi per il mercato obbligazionario, talmente modesti che vengono chiamati “private placement”, un’accezione inglese che potremmo tradurre in “emissioni private”. Sono operazioni che hanno uno scopo ben preciso, condiviso con l’acquirente ben prima dell’emissione, e di norma non vengono quotate sui mercati regolamentati, in quanto non vi è necessità di cercare investitori che, come detto, sono già presenti. La quotazione dei titoli di questa storia è stata fatta sulla borsa irlandese rispettivamente il 15 ed il 2 agosto 2017, quando la vicenda aveva già assunto contorni di dubbia legittimità, probabilmente per cercare di attenuare lo scandalo dell’acquisto, da parte di Banca Centrale, di titoli rischiosi. Ciò che andrebbe spiegato per evitare di pensare, anche ai più attenti osservatori, che il torbido sia rimasto sotto traccia è il perché titoli integralmente comprati prima da Banca Cis e poi da Banca Centrale abbiano trovato un ulteriore investitore interessato quando anche una borsa minore come quella di Dublino offre certamente un panorama di alternative decisamente migliori sia in termini di rischio che di rendimento. Come detto tali emissioni obbligazionarie sono concordate precedentemente all’emissione fra emittente e acquirente, quindi un terzo soggetto semplicemente non è contemplato, tanto meno prima della scadenza naturale dei titoli. L’essere riusciti a trovarlo è stato un vero miracolo, ma siamo sicuri che l’operazione non nascondesse qualcosa di ancora peggiore? Una delle attività criminali più devastanti per il sistema economico, infatti, si chiama riciclaggio di denaro sporco, attività con la quale – attraverso vari e successivi passaggi di denaro – l’origine illecita delle somme si offusca, fino a sparire o quasi. Il mercato delle obbligazioni si presta molto facilmente a questo genere di circostanze in quanto, solitamente, venditore e compratore non si conoscono e vengono messi in comunicazione da intermediari, normalmente banche o broker finanziari. Se a ciò si aggiunge il fatto che i nostri titoli non potevano essere conosciuti che da coloro che già li conoscevano, il rischio che assieme all’emissione fosse stata concordata anche la vendita è tutt’altro che immaginifico, soprattutto visto il destino infausto che Banca Cis ha trovato. Non resta che confidare nel lavoro della magistratura, sarebbe spiacevole mostrarsi ancora permeabili al crimine finanziario in uno dei momenti più duri della recente storia sammarinese.

Giacomo Ercolani

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