All’interno de “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskij vi è un brano in parte autonomo dal resto del romanzo, dal titolo il Grande Inquisitore. Si tratta del racconto di un sogno da parte di un fratello ad un secondo. Il sogno è ambientato ai tempi dell’inquisizione, in una piazza in cui compare Gesù, ridisceso sulla terra ed osannato dalla folla. Appare quindi l’Inquisitore che, con fare severo e nessuna obiezione da parte della folla ubbidiente, arresta Gesù. Inizia a quel punto un lungo confronto, nelle carceri della città, fra un Gesù silente ed un inquisitore infervorato. L’accusa a Gesù è di aver promesso la libertà agli uomini, provocando la loro infelicità. L’inquisitore arringa spiegando come lui, e pochi altri disposti al sacrificio, si siano fatti carico di gestire la libertà del popolo per donargli la felicità, l’unica cosa di cui il popolo ha vero bisogno. La libertà è, sostiene l’inquisitore, un dono che crea solo dolore e sofferenza agli uomini, pertanto Gesù deve immediatamente andarsene per non tornare mai più. Questo brano mi è tornato prepotentemente alla memoria a seguito della lettura dell’ennesimo provvedimento con il quale il legislatore sammarinese ha disposto della salute e della salvaguardia del proprio popolo. Il decreto legge numero 78, emanato il 15 maggio scorso, prevede una lunga serie di accorgimenti che tutelano la nostra salute con puntigliosa determinazione. In un passaggio, a mio parere del tutto significativo ed emblematico, si ricorda al popolo – memore dell’obbligo che l’ignoranza delle leggi non è ammessa – che è particolarmente importante lavarsi le mani prima e dopo aver usato il bagno, prima di mangiare e dopo aver maneggiato la spazzatura. L’elenco è più ampio, per nostra fortuna, anche se non sempre così appariscente. Più volte da queste pagine abbiamo ricordato ai nostri lettori delle difficoltà nelle quali non possono non trovarsi coloro che sono chiamati a regolare una situazione imprevista, nuova e così drammatica come il Covid-19, ma – mi si perdoni il pensiero – la sensazione di essere considerati dei minus habens mi sembra traspaia fin troppo chiaramente anche oltre lo spazio fra le righe. Che tale generosa volontà di cura possa discendere dal desiderio di cavalcare l’onda dell’emergenza da parte di qualche solerte amministratore della cosa pubblica è ipotesi che sconfina nei misteri della psicologia umana, a me ignota. D’altra parte devo osservare, con un rammarico tutt’altro che ironico, che le misure di incentivo di un’economia paurosamente indirizzata verso un declino sempre più rapido sembrano rimaste del tutto al di fuori degli obiettivi di questo legislatore, almeno fino ad ora. Purtroppo la sensazione che gli sforzi siano concentrati verso un sostegno alle imprese del tutto improvvido non è priva di sostanza. Una delle misure che sarebbero state utili allo snellimento dell’esercizio delle attività economiche riguarda la semplificazione. A tal riguardo deve apprezzarsi l’abrogazione, nel citato decreto legge, di una norma che prevedeva l’autorizzazione all’avvio di alcune attività in capo a tre distinte autorità che, nella contorta pretesa dell’originario decreto del 3 maggio, avrebbero dovuto approvare le procedure di svolgimento dell’attività in sicurezza da parte delle aziende sanitarie, tutte. Il collo di bottiglia si è rotto dopo soli 12 giorni, per fortuna, ma il segno di una palese difficoltà a trovare la quadra traspare in tutta la sua drammaticità. La felicità è certamente un obiettivo primario, forse anche più della libertà – concediamo questa incognita al grande scrittore russo – ma possiamo sostenere con convinzione che siamo pronti ad affrontare qualunque conseguenza il prossimo futuro voglia riservarci pur di tortuosamente raggiungerla?

Giacomo Ercolani

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