Mentre scrivo è stato annunciato il prossimo provvedimento legislativo che verrà emanato per aiutare le imprese italiane ad affrontare la pesante crisi alle porte. Era necessario creare un ammortizzatore economico che attutisse l’impatto sulle aziende: il provvedimento annunciato porta in dote 400 miliari di euro, il maggiore intervento di sempre. Si tratta di un ammortizzatore nuovo, mai sperimentato prima in Italia e che conferisce alle banche un ruolo nuovo. Verrà offerta una garanzia pubblica a tutte la banche che finanzieranno – di fatto senza valutare il merito creditizio – le imprese ed i lavoratori autonomi colpiti da questa emergenza. Tale operazione, proprio grazie alla garanzia pubblica, non avrà effetto sul patrimonio di vigilanza delle banche, salvaguardando quindi anche queste ultime. Sembrerebbe l’uovo di colombo e forse lo è, ma a San Marino le cose non saranno così semplici. Per San Marino è prima di tutto una questione di liquidità, cioè soldi immediatamente disponibili, che purtroppo non ci sono; un ostacolo che frena anche alcune banche in repubblica. L’argomento di cui trattiamo oggi prosegue il tentativo di offrire un contributo costruttivo al sistema paese ed a coloro che, a vario titolo, dovranno contribuire a puntellare un paese smarrito che rischia di crollare. Il tema principale è e resta quello delle risorse che dobbiamo sperare di trovare a condizioni accettabili. Non si hanno notizie di ipotesi di finanziamenti e nemmeno dei soggetti a cui è stata rivolta la domanda, ma è certo che non potremo attendere la mano di un salvatore senza cercare di rendere appetibile o quanto meno ragionevole l’intervento. Assodato il fatto che un versamento a fondo perduto non potrà arrivare da alcuno, tutti coloro che interverranno lo faranno solo a condizione che sia possibile immaginare una seria prospettiva di rimborso. Il rapporto fra debito pubblico e Pil di San Marino è inferiore a quello di molti paesi, prima fra tutti l’Italia, ma possiamo paragonare la capacità economica di un grande paese con quella di una piccola repubblica che fino a ieri ha fondato il proprio vantaggio competitivo sul binomio riservatezza e bassa fiscalità? La risposta non è così scontata. Se è vero che non possiamo certo tornare indietro in termini di trasparenza la strada per una fiscalità aggressiva che possa attrarre aziende, quindi posti di lavoro, quindi contribuzione fiscale è una risorsa che oggi nessuno potrebbe negarci. Sia per la dimensione del problema eventuale che andremmo a costituire con una fiscalità aggressiva, sia perché in questa situazione di emergenza la “ricerca della felicità” passa per la finanza pubblica, contro ogni Santa Inquisizione. Il tempo per rispettare i confini di una concorrenza fiscale accettabile verranno dopo che avremo messo in sicurezza il nostro paese. Oggi è il momento di osare, è il momento di dimostrare che la nostra sovranità può essere esercitata anche dal piccolo della nostra dimensione e della nostra dipendenza monetaria. I consueti sistemi di politica economica tradizionali oggi sono inefficaci, torneranno ad essere utilizzabili se e solo se saremo riusciti a recuperare la stabilità di un paese sano, un paese che è in grado di tutelare i propri cittadini e le proprie imprese prima di ogni altro. Serviranno anche sacrifici, ma il sacrificio è propiziatorio e l’immobilismo la fine.

Giacomo Ercolani 

 

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