È trascorsa una settimana dall’esito delle elezioni politiche sammarinesi e vanno delineandosi i contorni del prossimo esecutivo. La forza politica uscita vincitrice assoluta dalla contesa, la Democrazia Cristiana, ha accolto alla propria corte i secondi arrivati e si presta ad allargare la schiera dei fortunati vincitori. Le selezioni sono alle fasi finali ed i risultati sono attesi in tempo per festeggiare il santo Natale ed iniziare l’anno nuovo con la formazione al gran completo.

Le premesse per una partenza all’insegna della condivisione per il bene del paese sembrano esserci tutte. Nonostante, infatti, l’alleanza già formata possa contare su 36 dei sessanta seggi disponibili in Consiglio Grande e Generale, l’intenzione dei vincenti è di arrivare a guidare una maggioranza composta da almeno 44 consiglieri e le motivazioni sono del tutto palesi. La situazione del paese è del tutt’altro che semplice. L’intero impianto economico deve essere rifondato alla luce delle mutate condizioni alle quali le banche possono operare. Le banche stesse necessitano di una ricapitalizzazione che non si vede come possa nascere da risorse interne al paese. La qualità dei servizi, fino ad oggi in gran parte gratuiti, rischia di doversi scontrare con l’impossibilità di ulteriore sostegno economico. Il debito pubblico reale, ancorché non del tutto manifestatosi nelle sue dimensioni effettive, rischia di presentarsi a breve come un orribile mostro. Il tentativo del precedente governo di risolvere una situazione che già si presentava drammatica alla data dell’insediamento ha prodotto solo il terrore del debito, terrore che ha alimentato la campagna elettorale e prodotto il relativo risultato. È dura dover fare i conti con un passato che non può essere cancellato con un colpo di spugna ed è altrettanto dura immaginare che il passato possa ritornare ignorando quanto accaduto fino ad ora. Eppure almeno un terzo dei cittadini sammarinesi sono sembrati convinti che riconsegnando il paese in mano al partito politico più esperto la magia si possa compiere. Inutile sottolineare come tutti, alcuni più segretamente di altri, sperino nel miracolo. Tuttavia qualche dubbio è legittimo. Uno degli ultimi provvedimenti legislativi assunti dal precedente governo, la legge sulle risoluzioni bancarie, peraltro votata all’unanimità dall’intero Consiglio Grande e Generale, si preannuncia come l’ennesimo aborto in termini economici.

La misura, sbandierata come panacea di tutti i mali di un sistema bancario asfittico ed anacronistico, avrebbe dovuto evitare la liquidazione coatta di una banca, quindi la chiusura, ma avrà proprio quest’ultimo come primo risultato. Tale misura, inoltre, è stata il banco di prova di un accordo di responsabilità per il paese, fatto da forze di governo e di opposizione, che in prospettiva avrebbe dovuto portare ad un cambio di governo sorto proprio sulla scia della legge sulle risoluzioni bancarie. A parere di chi scrive la prova, letta alla luce degli effetti prevedibili del provvedimento di risoluzione adottato per Banca Cis, mostrerà a breve i risultati disastrosi di una decisione scellerata che farà impallidire le precedenti misure di salvataggio di banche in crisi a San Marino. Non è certo l’auspicio che vorremmo trovarci sotto l’albero di Natale, ma se le prospettive di rilancio della Repubblica di San Marino sono davvero queste, la viva speranza è che le imminenti festività siano felici e gioiose per tutti.

Giacomo Ercolani

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