Era il 13 Novembre 2017 quando la Polizia Giudiziaria eseguiva una perquisizione nell’appartamento occupato dall’allora direttore generale di Banca Centrale di San Marino Raffaele Capuano, per verificare l’eventuale presenza di documenti del precedente inquilino, nonchè precedente direttore di Banca Centrale Lorenzo Savorelli .

Capuano, già dirigente del Ministero dell’Economia, aveva appena preso possesso delle sue funzioni, ma a seguito della perquisizione decise di rinunciare all’incarico, scrivendo nella lettera di dimissioni “…rilevo che la situazione dell’ordinamento locale è tale per cui la mia posizione è afflitta da incertezze economiche e giuridiche, queste ultime particolarmente gravi posto che, con la perquisizione domiciliare dell’appartamento messo a mia disposizione dalla Banca avvenuta in mia assenza e senza la mia autorizzazione, si è verificata una gravissima violazione dei miei diritti individuali”.

 Tale vicenda è stata al centro del dibattito politico in Repubblica per molto tempo, con il governo che chiedeva chiarezza, arrivando a presentare un esposto alla magistratura, mentre le opposizioni minimizzavano l’accaduto : “Capuano era stato avvisato della perquisizione“. Ciavatta, RETE; “Siete sicuri che Capuano non fosse stato avvertito?” Tonnini, RETE

Oggi archiviata l’indagine, condotta dal commissario Volpinari, veniamo a conoscenza della verità accertata dalla magistratura.

La perquisizione sarebbe stata pertanto concordata dalla Polizia Giudiziaria con i funzionari di Banca Centrale, i quali da un lato omisero di comunicare alla Polizia che l’appartemento aveva un nuovo inquilino, dall’altro non avvertirono Capuano dell’accesso alla sua abitazione.

L’indagine avrebbe quindi confermato l’esposizione dell’ex direttore: “Ribadisco che io sapevo dell’esistenza di indagini, ma i collaboratori, anche a motivo del rapporto di rispetto e fiducia, avrebbero dovuto tenere un comportamento diverso (…) Sono stato contattato soltanto dal Vice Direttore a cose avvenute

Proprio l’allora vice direttore Daniele Bernardi, secondo quanto riportato dalle indagini,  avrebbe concordato le operazioni di polizia senza comunicarle al suo diretto superiore.

Lo stesso Bernardi, poco prima dei fatti sopra riportati e a direttore generale vacante, aveva depositato una denuncia in tribunale da cui poi scaturirà il cosidetto “Caso Titoli” nonchè la discussa “Ordinanza Morsiani”.

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