Alla vigilia di una tornata elettorale che porterà i vincitori al cospetto di un paese in una situazione per nulla invidiabile, è necessario spendere alcune riflessioni su quelle che dovrebbero essere le regole alla quali i vincitori, ma anche gli sconfitti, dovrebbero attenersi per risollevare un paese che stenta a riconoscere se stesso. Certamente non possiamo dire di vivere situazioni di disagio sociale tipiche di zone con un alto tasso di criminalità o povertà diffusa o tensioni sociali violente, ma possiamo davvero confrontare il nostro piccolo paese che gli accadimenti di paesi grandi, quali Italia, Francia, Inghilterra o altri? Possiamo dimenticare di essere un paese di poco più di 60 chilometri quadrati e poco oltre trentamila abitanti che potrebbe aspirare ad un livello di benessere riservato a pochi nel mondo? La situazione politica italiana, che tanto spesso viene usata come sponda per giustificare gli accadimenti sammarinesi, mostra dinamiche che non possono essere trasferite tout court in San Marino senza commettere errori imperdonabili. Un piccolo paese vive di relazioni reali, attraverso le quali ogni singola persona può trovare pensieri allineati o contrapposti quasi trovando integralmente i diversi punti di vista.

Ciò significa che i protagonisti della politica, che saranno chiamati a risolvere problemi fino ad oggi rimasti insoluti e che non possono essere ulteriormente procrastinati non potranno non essere in grado di affrontare tali problemi e non potranno, pertanto, evitare di conoscerli nel dettaglio. Una stagione di politici non all’altezza ha portato alla luce con ancora maggiore evidenza problemi che, benché sorti in tempi precedenti, sono rimasti irrisolti quando non si sono aggravati. La situazione del sistema bancario, che tormenta le notti di molti di noi, è emblematica: in poco più di dieci anni il sistema ha perso raccolta, credibilità, affidabilità e, conseguentemente, capacità di concedere credito alle aziende ed alle persone sammarinesi. In questo periodo gli interventi per le banche sono stati accomunati solo dal carattere d’urgenza di un legislatore schizofrenico ed intempestivo, unicamente capace di provvedimenti quantomeno improvvidi. Serve una nuova stagione di politici in grado di ascoltare la gente senza dover cercare proseliti con slogan facili lanciati in rete. Con gli spot elettorali non si risolvono i problemi gravi del paese.

I nuovi politici dovrebbero avere il coraggio di affrontare i temi che attanagliano il paese senza l’onere di mantenere alto il numero dei like sui social. Benché senza il consenso non possa esistere alcuna legittimazione non può essere questa l’unica direttrice, non adesso. Innumerevoli sono i casi di movimenti o partiti che non hanno saputo tradurre il consenso ottenuto “a furor di popolo” in azioni politiche incisive ed efficaci. Certo con gli slogan anche una falsità può ottenere diritto di cittadinanza se ripetuta con insistenza, ma tale rimane. Purtroppo per noi italici, la cui passione politica e seconda solo a quella calcistica, talvolta è necessario porre rimedio a temi che rappresentano ostacoli seri alla nostra vita quotidiana. Indubbiamente il tempo del benessere è durato abbastanza per cancellare dalla memoria i periodi del sacrificio e della pena, ma le previsioni dei più non paiono volgere verso il sereno per la nostra piccola repubblica, dobbiamo quindi necessariamente ripartire dalla consapevolezza di uno sforzo maggiore che ci eviti il peggio. Non che non si possa pensare di dover affrontare un periodo di grave crisi come quella di altri paesi che, improvvisamente, si sono ritrovati poveri per un brusco risveglio da una vita sopra le proprie possibilità, ma forse possiamo evitarlo. Non sarebbe male, io credo, partire da uno sforzo di onestà che crei un profondo solco di discontinuità con il passato, anche quello recente.

Giacomo Ercolani

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