Il sequestro della procura di Gorizia di 60 milioni di dispositivi di protezione individuale ha toccato anche Cesena. Circa 15mila mascherine sono state sequestrate nel centro di distribuzione dei prodotti ospedalieri di Pievesestina. Questo lotto è stato bloccato in tempo, ma dispositivi simili a questi, ritenuti non idonei, sarebbero già stati distribuiti diversi giorni fa, per questo c’è preoccupazione. Si tratta di mascherine immesse addirittura negli ospedali italiani attraverso fornitori accreditati da Invitalia, il cui amministratore delegato è l’ex commissario Domenico Arcuri. Secondo alcuni test effettuati queste mascherine sono risultate «non conformi alle normative vigenti e pericolose per la salute» e distribuite in molte regioni italiane. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paolo Ancora e dalla Guardia di Finanza ora dovrà ricostruire le responsabilità nella catena di approvvigionamento del modello Ffp2. Non è chiaro come sia potuto accadere che fornitori senza scrupoli siano riusciti ad eludere le certificazioni. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti dalla sede di Invitalia. Stando alle analisi, infatti, la capacità filtrante è risultata essere ben dieci volte inferiore rispetto a quanto dichiarato, con conseguenti rischi per il personale sanitario che le aveva utilizzate.

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