Processata e assolta la ‘Romagna delle cinque Marce su Roma’. Questa sera 10 agosto 2018, era in corso il processo a San Mauro Pascoli che metteva sotto accusa la Romagna.
L’accusa era sostenuta dallo storico Roberto Balzani e la difesa dall’editorialista di Repubblica Stefano Folli.
Alla fine la Romagna è stata assolta dalla giuria popolare con 414 voti contro i 188 di chi la voleva colpevole. 
Inquadrato il lungo periodo, dall’antichità al fascismo, gli storici dell’Università di Bologna Giovanni Brizzi e Fulvio Cammarano.
Presidente del ‘tribunale’ come sempre Gianfranco Miro Gori, fondatore del Processo e presidente di Sammauroindustria, che lo organizza da 18 anni. Verdetto del pubblico, munito di paletta.
Il primo a conquistarla fu il gallo Brenno, con il ‘Sacco di Roma’ nel 390 a.C. Ancora più celebre la marcia di Giulio Cesare: ‘Alea iacta est’ lo disse nel 49 a.C. prima di attraversare il fiume Rubicone. Poi il generale faentino Giuseppe Sercognani, che dopo i moti risorgimentali del 1830-31 venne respinto a Rieti dalle truppe pontificie. La quarta, di Garibaldi nel 1867, venne fermata a Mentana. L’ultima è quella del romagnolo Mussolini il 28 ottobre 1922: aprì il ventennio fascista.
“Questa sera -ha detto Gori –  processiamo ancora una volta la Romagna per la sete di potere, per il suo dominio, per volere conquistare Roma”. 
L’accusa di Roberto Balzani 
C’è un elemento ricorrente in questa terra. La Romagna è il crocevia del Paese. Il capo di accusa è che questa terra ci ha messo del suo rendendo la popolazione disponibile ad operazioni violente per prendere Roma con la forza. Roma, in tutte le prospettive delle marce, è vista con amore/odio. E ricordiamo che è nel Nord il primo luogo dove maturano queste proposte. Quindi questa sera siamo qui a decidere se questa terra è colpevole di un tentato omicidio della politica romana. E se questa terra abbia contribuito a realizzare marce su Roma per oltre 2.000 anni: si tratta di un record assoluto. La Romagna è colpevole di aver immaginato un’Italia diversa di credere che possa essere diversa da quella che è”.
La difesa di Stefano Folli 
“Senza l’apporto della Romagna non avremmo avuto il Risorgimento che abbiamo avuto. Questa terra è stata il crocevia di tutti gli elementi nel tempo, soprattutto tra il 1800 e il 1900. L’identità italiana non sarebbe stata possibile senza il grande apporto della Romagna. In quanto alle marce, per lo più sono state pulsioni. La Romagna è parte essenziale dell’unità italiana”.
Cristina Fiuzzi

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