Periodicamente i media nazionali tornano sul problema dei pensionati italiani che “emigrano” in altri Paesi, ma non solo, per le medesime ragioni e qualche differenza, di personaggi dello sport che lasciano il Bel Paese. Le ragioni, almeno apparentemente sono le stesse. Nel nostro Paese le tasse sono troppo alte e tanti pensano di risolvere il problema spostando la propria residenza a qualche altra parte.

Cosa differenzia le due situazioni? Spesso i pensionati lo fanno per dare maggior capacità di spesa alle loro pensioni non da nababbi, gli sportivi per non farsi tassare compensi milionari con tasse altrettanto milionarie. Mettiamo subito da parte questi ultimi soggetti che a ragione o a torto pur guadagnando milioni ogni anno pensano di spostare le loro residenze magari a Montecarlo, o in Inghilterra o in qualche altro Stato più lontano per avere aliquote sugli introiti molto più basse. Non fanno, sia chiaro, nulla di illegale. Se trascorrono la maggior parte dell’anno in quel Paese, o spesso, in giro per il mondo,possono prendere la residenza dove loro aggrada … e soprattutto dove le tassazioni sono molto più leggere. Si può biasimare, e sono tanti coloro che lo fanno, ma è legale. Oltretutto per loro l’importante sarà quello di continuare a vincere ed i loro fans non avranno nulla da recriminare: così va il mondo!

Diverso invece il caso dei pensionati che decidono di trasferirsi all’estero, e anche qui si può avere legalmente la residenza, se si passa almeno sei mesi e un giorno nel Paese straniero prescelto per avere l’opportunità di far tassare le loro pensioni con l’aliquota prevista nel Paese di nuova residenza, quasi sempre molto più conveniente di quella italiana. Il fenomeno è in continua ascesa. L’INPS comunica che almeno 500mila pensionati ricevano la loro pensione oltre confine. Per la verità in questo mezzo milione di pensionati italiani all’estero una gran parte vive all’estero perché lì è andata a lavorare, oppure lì abitano loro famigliari. Ma tantissimi lo fanno per la ragione che ha un nome: tasse.

Ma conviene veramente andare all’estero per pagare meno tasse e vedere così lievitare il netto dell’assegno mensile dell’Inps? Bisogna fare alcune considerazioni di base: trattamento fiscale, costo della vita, assistenza sanitaria, paese europeo od extraeuropeo, clima, stili di vita. Oltre a considerazioni del tutto personale come: chi si lascia, chi ci accompagna, ecc.

La ragione principale abbiamo detto riguarda la tassazione. Facciano alcuni esempi. Un pensionato da mille euro al mese in Italia pagherà circa il 9% sull’importo, in Germania, Spagna, Francia: nulla. Per una pensione di 2.500 euro mensili da noi un prelievo del 21%, in Germania lo 0,2%, in Francia 5,2%, in Spagna 9,5% e così via. Poi abbiamo casi come il Portogallo dove per dieci anni le pensioni degli stranieri non pagano tasse. Infatti il Portogallo è una delle mete preferite perché unisce altri vantaggi, ottimo clima, paese europeo, costo della vita più conveniente che da noi, facilità di raggiungere l’Italia.

Chi sceglie questa strada, fra minori costi della vita, minori tasse, si trova ad avere la pensione che vale doppio rispetto al nostro Paese. Ma allora dovrebbe essere un obbiettivo di moltissime più pensionati, ma c’è sempre questo ma. Essere anziani e andare all’estero vuol dire emigrare in un paese che non conosci, sradicato dalle proprie abitudini, lontano spesso da parenti e amici, ridotto a stare solo o far amicizia con qualche altro anziano nelle stesse condizioni. Vale la pena per qualche soldo in più?

Per me sarebbe auspicabile che anche nel nostro Paese si arrivasse ad una tassazione più bassa per tutti i pensionati, e non solo, in linea con quella degli altri Paesi dell’Unione Europea. Se vogliamo essere europei a tutti gli effetti dovremmo anche essere tassati allo stesso modo.

Ottavio Righini

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