Via Provinciale Monteleone a Roncofreddo: i residenti sono senza pubblica illuminazione da più di 4 anni. A nulla sono valsi gli incontri con il sindaco e le telefonate ai vari uffici susseguitesi sia con la vecchia amministrazione Bulbi, sia con la nuova del sindaco Bartolini: ci sono i lampioni, le luci a basso consumo, ma, nessuno, si decide ad accendere l’impianto. A denunciare quanto accade – una seria problematica – sono gli stessi residenti. Che tutte le volte che si sono recati in municipio o hanno telefonato, hanno ricevuto rassicurazioni sull’imminente accensione. V’è da dire che queste famiglie da anni hanno deciso di vivere – e pagare le tasse, cosa non da poco – al comune di Roncofreddo. Ma sono rimaste, ad oggi, inascoltate.

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“L’impianto di illuminazione è suddiviso tra uno pubblico e uno di una azienda in liquidazione – spiegano i residenti – . Quello che riguarda la società in liquidazione sino a pochi mesi fa illuminava un interno di lotti mai edificati e davano illuminazione solo ai vari animali selvatici che giranzolavano tra rovi e erbacce nelle ore notturne. Non davano luce alla strada pubblica, vogliamo specificarlo, che rimane sempre al buio, con le varie curve a gomito, presenze non gradite di persone che cercano luoghi appartati, ecc… In una delle ultime telefonate in municipio, abbiamo fatto presente il fatto dei lotti mai edificati e dell’illuminazione accesa su essi. Dopo poche sere, quelle luci, magicamente si sono spente. Ma quelle pubbliche, sulla via Provinciale Monteleone, non si sono mai accese. Abbiamo ricevuto i ringraziamenti delle varie segnalazioni in questi anni, così come l’attuale sindaco ha ringraziato per la criticità segnalata più di una volta. Ma, ad oggi, a fine settembre, dopo 4 lunghi anni, quei 10 lampioni, sono ancora spenti la sera. E noi siamo stanchi; le tasse le paghiamo, cerchiamo di avere cura del luogo in cui viviamo, ma siamo inascoltati dall’amministrazione”. Come dare loro torto? Quattro anni non sono una settimana. Accendere 10 lampioni la sera in una strada pubblica, sarebbe il “minimo”, considerando che ogni amministrazione deve tutelare la salute e l’incolumità pubblica di tutta la cittadinanza.

Cristina Fiuzzi

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