Oggi, martedì 30 giugno, è stato pubblicato il decreto delegato che definisce, in conformità alla legge sul bilancio di previsione del dicembre scorso, la nuova “mission” di Banca Nazionale Sammarinese, la banca sorta sotto una pessima stella per tentare di “risolvere” Banca Cis. La soluzione al problema della “risoluzione” sembra non agevole fin dal bisticcio della lingua e dall’evidente confusione che allora albergava nell’estensore della legge e che ancora oggi gode di cittadinanza nel testo appena pubblicato. La materia è certamente ostica, e non solo per il pubblico dei non addetti ai lavori, ma la volontà di mettere ordine alla lingua nella quale il testo legislativo viene redatto dovrebbe essere un obiettivo prioritario anche solo con il fine di ridurre i rischi interpretativi. Ciononostante il percorso è stato avviato ed il decreto delegato in argomento, il 107 del 30 giugno 2020 (ieri per chi legge), introduce norme che dovranno essere oggetto di prossimi esercizi legislativi affinché l’intero impianto sia applicabile. Il primo esercizio riguarda la norma sulla cartolarizzazione, una parola orrendamente tecnica che definisce quei processi attraverso i quali un valore, come un immobile o un credito, viene trasformato in obbligazioni, quindi in carta (da cui appunto la parola “cartolarizzazione”), che verranno rimborsate con la vendita dei valori stessi. È, di fatto, un modo per cercare di anticipare il momento della vendita di tali valori. Da questa legge ci aspettiamo tutti grandi cose (!?), si pensi soltanto che le definizioni principali sono già state introdotte nell’odierno decreto delegato, e sono in inglese! Il secondo esercizio è quello riguardante gli ormai famosi “titani” nei quali il decreto delegato di cui stiamo trattando prevede la conversione obbligatoria di parte delle passività, con buona pace per gli impegni presi con l’Europa. D’altra parte l’impianto del decreto 107/2020 è chiaramente finalizzato a diluire nel tempo (sine die?) gli impegni finanziari che derivano dal programma di risoluzione di Banca Cis, impegni che risultano del tutto insostenibili con le odierne finanze della nostra repubblica. Ecco allora che il programma di risoluzione continua a confermare l’ombra della stella che l’ha visto nascere (forse era un buco nero?) ed il pagamento delle passività avverrà in denaro solo in parte. La restante quota sarà convertita in titani ed altri titoli di debito pubblico, la cui scadenza, a questo punto, è puramente ipotetica. Pagare carta con carta rischia di diventare l’unico mezzo per evitare l’insolvenza in cui sostanzialmente ci troviamo. La prospettiva che appare più chiaramente torna ad essere quindi quella del debito emesso per pagare debito dimentichi del fatto che il solo debito non produce ricchezza. A tal riguardo aspettiamo con ansia il ricorso ai mercati internazionali nella convinzione che la richiesta di carta sammarinese sarà altissima, molto maggiore a quella che verrà emessa. A quel punto se alcuni si prenderanno il merito di aver ottenuto una montagna di denaro tutti noi potremo finalmente dire addio alle prospettiva di crescita. Se, viceversa, saremo in grado di offrire soluzioni di sviluppo economico stabili e durature allora torneremo nuovamente a poter pianificare un futuro roseo. Fino ad ora, ahinoi, il futuro sembra alquanto livido.

Giacomo Ercolani

 

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