Un altro tampone positivo per il presidente dell’Emilia Romagna Romagna Stefano Bonaccini. E’ lui stesso a comunicare le sue condizioni.

“Sento il dovere di aggiornarvi. E di rivolgervi alcune parole che considero necessarie.

Parto da come sto. Ho fatto il tampone di controllo, purtroppo ancora positivo. Vista la forte tosse persistente, poi, sono stato visitato e ho fatto ulteriori accertamenti. Mi hanno diagnosticato una polmonite bilaterale ad uno stadio iniziale. Al momento, i medici ritengono che possa essere adeguatamente curato da casa, senza dover essere ricoverato. E questo è almeno un sollievo. Ho massima fiducia nella loro valutazione e mi affido alla loro capacità e alle loro cure. Continuerò dunque a lavorare da casa, rinunciando magari a qualche eccesso di stress che in questi mesi non mi ha certo aiutato. Ma non mi fermo.

Adesso vengo però alle cose più importanti e stavolta debbo rubarvi un minuto in più rispetto ad un normale messaggio sui social. Noi dobbiamo contrastare il Covid e la sua avanzata fino a quando non ci sarà il vaccino per tutti. Ma temo serviranno ancora diversi mesi e dunque non ci sono scorciatoie.

Ieri ho assunto una nuova ordinanza, che contiene ulteriori misure e restrizioni. L’ho fatto col cuore pesante perché so bene che dietro ogni sospensione o limitazione delle imprese e del lavoro ci sono persone e famiglie che vanno ancor più in difficoltà, dopo mesi già difficili. In tanti mi scrivete tutti i giorni per raccontarmelo: non riesco sempre a rispondere a tutti, voglio però assicurarvi che vi leggo con attenzione e nessun messaggio, che sia di preoccupazione o disperazione, di rabbia o di richiesta d’aiuto, mi lascia indifferente. Tutt’altro, davvero.

So anche che ogni limitazione delle libertà personali è un sacrificio, soprattutto quando si protrae così a lungo nel tempo. Penso in particolare ai più piccoli, o ai giovani, che avrebbero tutta la voglia e il diritto di vivere diversamente questo tempo della propria vita. Penso agli anziani. Alle persone fragili.

Tantissimi in tutti questi mesi hanno dimostrato grande senso di responsabilità e civismo, seguendo le regole e facendo sacrifici. Ma serve fare un altro sforzo. E dobbiamo farlo tutti, proprio tutti, nessuno escluso. Perché dobbiamo impedire al virus di nutrirsi di sottovalutazione e insofferenza. I posti letto non sono infiniti come non lo è la capacità di sopportazione dei lutti, della malattia, della sofferenza. Né possiamo ignorare le regole e poi dire che il lavoro o la scuola non si possono fermare. Perché è solo dal rispetto di tutti delle limitazioni (anche di quelle non scritte: ad esempio stare a casa se non è davvero indispensabile uscire) che dipende la nostra capacità di fermare il contagio, di rallentare i ricoveri, di contenere i decessi. E di tutelare il diritto alla salute, al lavoro, alla scuola.

Il mio appello ve lo faccio quindi da presidente, ma anche da persona che ora sta curandosi. Per il bene che vogliamo a noi stessi e agli altri. Perché regga la nostra sanità, fatta da donne e uomini capaci di tenere insieme grande professionalità e grande umanità, e a nessuno siano precluse le cure di cui ha bisogno.

Vi garantisco che io farò la mia parte fino in fondo, anche da qui, anche così”.

1 COMMENT

  1. A volte mi chiedo del perché il banalmente semplice in termini di razionalità venga trascurato e da questo si degeneri fino all’eccesso. Parlo da medico e da sostenitrice del buon senso. Senza nulla togliere alla buona volontà di comportarsi nel modo migliore possibile, anche nella lotta contro il Coronavirus che continua rimanere ostico in termini di conoscenza perfetta nei meccanismi di diffusione e di attacco, nonché di morbilità nelle sue ‘troppe’ variabili. Quindi mi chiedo il perché:1) Nell’uso della mascherina corretto non si insista sulla aderenza totale della stessa, senza lasciare fuori naso, barba o evitando ‘ sbadigli laterali’ della stessa. 2) Nei laboratori di analisi non si possa concedere che l’attesa dei prelievi di sangue sia promiscua a quella dei tamponi di indagine COVID senza distanziamento o si siano visti operatori di prelievo tamponi che non cambiano i guanti o non si disinfettino tra un prelievo e l’altro 3) Nei supermercati non ci sia nuovamente attenzione a distanziamento nell’acquisto ( in più le cassiere non abbiano potere contro la prevaricazione delle persone maleducate che non vogliono aspettare di riempire il carrello dopo il nastro della cassa ) 4) Che si incolpino i cittadini di comportamenti inadeguati quando la mancanza di chiarezza e organizzazione dipenda da scelte ( meglio dire ‘non scelte’ ) dirigenziali organizzative e cautelative a lungo periodo ) 5 ) Si diano incentivi per acquisto di monopattini rivelatisi pericolosissimi e non tracciabili e non si siano fatte agevolazioni fiscali per la sicurezza dei locali con impiego di sanificatori di ambienti comprovati ( UVc certificati sigillati e senza produzione di ozono nocivo o ionizzazione in plasma freddo con certificazione di uccisione di microorganismi fino a 0,10 micron): un locale cautelato consente di lavorare in sicurezza, quindi non sarebbe soggetto a restrizioni eccessive. 6 ) Non si sia diffusa la fondamentale importanza della tutela del substrato di salute dell’individuo, con particolare attenzione allo stesso ( carenza evidente nella chiusura di piscine piene di cloro, per esempio e limitare il più possibile la proiezione dell’insicurezza e incompetenza decisionale dei governanti nel meccanismo di stress dei governati, assembrati a protestare ) per potenziare la reattività idonea ad eventuale contagio e prevenire danni futuri alla salute della popolazione, altrettanto importanti quanto la diffusione di una epidemia 7 ) Non sia garantita la certificazione italiana di mascherine FFP3 che producono la migliore filtrazione possibile nei confronti di microorganismi dalle dimensioni pari a quelle del coronavirus, con agevolazioni di acquisto delle stesse ( il cui uso congruo è di efficacia pari a quella di un vaccino )
    Tutto questo darebbe in scienza e coscienza libertà operativa a tanti che a rigor di logica si sentono ingiustamente obbligati a non poter lavorare . Siamo nel 2020 e si deve poter attuare quello che la tecnologia ci offre una volta raggiunti risultati oggettivabili . Fermo restando che,purtroppo, la responsabilità di ognuno spesso ha bisogno di essere guidata da sorveglianza ‘ speciale ‘, ma il rispetto e il buon senso rimangono la condizione ‘ sine qua non ‘ per sopravvivere civilmente anche al maledetto coronavirus.
    Non è uno sfogo, è una proposta di ragionamento in un periodo in cui il razionale sembra perso e si diano solo cattive notizie senza incentivare una reazione positiva. Il mio sangue romagnolo non riesce a capacitarsene e vuole la dignità della propositività, a oltranza. Grazie per l’attenzione comunque.

    Vittoria Lacchini

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