E’ sfuggito alla cattura il somalo residente a Cesena in via Bovio, tra i cinque stranieri coinvolti nell’inchiesta della Dda di Bologna e la Digos con l’accusa di finanziare il terrorismo islamico. Gli altri quattro sono stati fermati. All’appello manca Mohamud Shuaib, 33enne, somalo, che abitava in via Bovio e ora ricercato anche in Italia ma anche in Germania dove sono state trovate sue tracce. Secondo la Digos e la Dea non è escluso che sia ancora a Cesena o in Romagna.

E’ questo il risultato di un’inchiesta della Dda di Bologna e della Digos, partita dai contatti di alcuni residenti a Forlì con un militante dell’Isis, arrestato in Somalia. Gli investigatori avrebbero documentato l’esistenza di un network internazionale per la raccolta di fondi destinati a gruppi terroristici. Il boss di questo giro di finanziamenti internazionali al terrorismo sarebbe un giovane straniero di Cinisello, intercettato nell’ottobre del 2018 a parlare della necessità di raccogliere denaro per i “fratelli” che combattono in Africa.

Fra i fermati c’è il 22enne etiope Said Mahamed, fermato a Torino nella stessa operazione. Secondo le indagini, le transazioni avvenivano all’inizio di ogni mese in euro e dollari ed erano dirette ai miliziani di Al Shabaab, una formazione responsabile di attentati contro civili e istituzioni governative. Utilizzavano il metodo “Hawala”, una sorta di money transfer irregolare che attraverso cambi e corrieri riusciva a far arrivare il denaro fino ai luoghi di guerra. L’inchiesta del pm della Dda bolognese Antonella Scandellari ha anche un secondo filone che riguarda il secondo giovane fermato in via Marconi a Cinisello. Secondo le indagini, Cabdiqani Osman, 29 anni, era parte di un’altra organizzazione che si occupava di far espatriare illegalmente etiopi e somali dall’Italia verso il Nord Europa, attraverso il Brennero e la Svizzera. Il somalo residente a Cesena, in contatto con gli altri due connazionali, avrebbe avuto il compito di trasferire in patria mensilmente ingenti somme di denaro in euro e dollari dopo aver raccolto i soldi da musulmani della zona. Una sorta di obolo che c’era chi pagava. Per questo si pensa che a Cesena ci siano tanti altri islamici vicini a questo gruppo. Intercettazioni e traffico telefonico testimoniano per gli inquirenti i contatti stretti tra i componenti del gruppo.

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