Presentazione del libro Quando si andava a piedi – Memorie della Cesena del quarto Novecento
Sabato 28 aprile alle ore 18 presso la Libreria Giunti Al Punto di Cesena (Piazza Giovanni Paolo II, davanti al Duomo).
“Avevo le mie gambe, la mia determinazione e la voglia di scoprire il mondo, come oggi del resto. E per scoprire il mondo, bisogna andare piano e avere gli occhi liberi per guardarsi attorno.” Ecco, è ancora così. E non devo soltanto avere gli occhi liberi, di poter spaziare in tutte le direzioni, di scrutare, osservare, rimirare, contemplare, scoprire, curiosare. Mi servono anche le mani libere, per toccare, indicare, sfiorare, fotografare, per poter imprimere nella mia mente e nel mio cuore quello che ho visto, per ricordarlo con fermezza, con attenzione, con passione. Tutti i miei sensi liberi, per emozionarmi. E solo andando a piedi riesco a provare questo tumulto di sensazioni così impregnanti, tali da farmi invadere nel mio essere così irruente, nell’esultazione delle rivelazioni che accadono, ormai quotidianamente, andando a piedi. Uno stile, un bisogno, una necessità quasi incorporea per la sua levatura morale che mi suscita.
Un’esigenza da abbinare all’obbligo di prendere l’auto per tragitti che non potrei fare a piedi. È questo uno dei sentimenti che ha generato in me la scrittura del libro “Quando si andava a piedi”. Una delle tante motivazioni. Ce ne sono altre, dettate dalla consapevolezza della svolta commerciale e sociale che ha preso la vita quotidiana negli ultimi 25 anni, dalle modernità così efficaci ma sempre più invasive. Dal controllo che la tecnologia sta assumendo sulle persone, sul nostro comportamento. Dal sentirsi meno sicuri fuori dalla propria casa, dal rinchiudersi sempre più in una solitudine camuffata da moltitudine di contatti virtuali. Io ho ancora in mente la strada, le mie strade, quelle della Valdoca. Quelle che mi hanno visto nascere, crescere e diventare adulta. Quelle da cui me ne sono andata con tanto rimpianto per svolgere la mia vita lontano. Quelle che stanno per ritrovarmi, perché tornerò all’origine della mia persona, per riscattarmi, per sentire i miei piedi rimembrare la mia storia. Ecco, scrivere, rileggere e pubblicare questo libro, mi ha fatto prendere quella che era una decisione azzardata, priva di razionalità, ragionevolezza, dettata solo dal cuore. E ora posso gridarlo al mondo, il mio cuore viaggia all’unisono con i miei piedi, per le strade impervie ma anche lastricate di soddisfazioni che intraprendo nel percorso della mia vita. La presentazione del libro, scritto a quattro mani con un altro Cesenate, emigrato in Mozambico negli anni Ottanta, Nerio Gridella, verrà moderata da Enzo Lattuca. Si susseguiranno interventi di altri Cesenati di diverse generazioni, che parleranno delle loro emozioni, rievocando un periodo che hanno vissuto da giovani o che non hanno mai conosciuto perché nati dopo gli anni Ottanta. Interverrà anche Nerio Gridella dal Mozambico, con un messaggio audio. Sullo sfondo, scorreranno le immagini di Cesena degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta, periodi descritti nel libro. Le foto appartengono all’Archivio Fotografico Storico “Cesena di una Volta” (https://www.facebook.com/
Ricordo e ringrazio le persone che hanno collaborato alla riuscita del libro mio e di Nerio Gridella: L’Editore Ponte Vecchio di Cesena (Roberto e Marzio Casalini). Il Dottor Daniele Gualdi e l’Architetto Alessandro Savelli, per averci onorato con le loro prefazioni. La mia amica poetessa tarantina Daniela Montano, Cesenate da pochi anni, ma così innamorata della nostra città. L’Archivio Fotografico “Cesena di una Volta” nella persona di Bruno Giordano, sempre così paziente e pronto ad aiutarci per reperire foto da abbinare ai nostri racconti. I Cesenati che hanno scritto la loro opinione e si sono emozionati ritrovando persone e luoghi nei nostri racconti: Silvia Spinelli, Stefano Fabbri, Paolo Vettori, Claudia Ostolani. Nerio Gridella, il mio compagno di questa avventura editoriale. Lo sento come un fratello maggiore, pur avendolo incontrato solo due volte in vita mia. Tutti quanti hanno dimostrato entusiasmo e gratitudine verso quello che abbiamo scritto e ci hanno condiviso, nei social network ma anche con il passaparola. E per ultima, io. Perché continuo ad impegnarmi per non demordere mai nella mia missione di portare un po’ di colore e allegria dove c’è solo conformismo e rassegnazione. A costo di schiantarmi contro un muro, per ricompormi ogni volta e tornare sempre più entusiasta di ogni scelta che intraprendo.
Chiara Dall’Ara



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