Il teatro non è morto, vive nelle città metropolitane come nei piccoli centri, la comunità si specchia nel  proprio io. “Non per niente – ha detto l’assessore alla cultura Christian Castorri – uno dei primi atti del sindaco Sigfrido Sozzi all’indomani della liberazione di una Cesena piegata dalla povertà e dalle distruzione della guerra fu quello di rendere agibile e fruibile il Teatro Bonci”.

Si è conclusa a Cesena la kermesse “Teatri – Abitatori di Città”- Giornate Internazionali di studio e riflessioni (Intenational Workshop) – indetto da Ert (Teatro Fondazione Emilia – Romagna) che si è svolto a Modena (15/02), Bologna (16/02) per concludersi sabato a Cesena con un grande incontro a Palazzo del Ridotto.

Ert, il convegno a Cesena

Nelle tre giornate si sono succeduti al microfono esponenti del mondo dello spettacolo teatrale provenienti di tutte le parti del mondo come Russia e Argentina. Ciascuno ha portato la propria esperienza ed anche le sperimentazioni in atto per rendere sempre più al passo dei tempi uno spettacolo (ma anche profonda e ragionata intimità della vita umana quotidiana) le cui origini si perdono nelle notti dei tempi . Il teatro resta un  sistema comunicativo che non risente dell’assalto degli strumenti informatici moderni perchè  non brucia la notizia, il fatto, l’evento bensì li rende vivi e pronti per le generazioni future. Nei vari momenti dialettici durante la tre giorni non sono mancate le problematiche che devono affrontare gli addetti ai lavori, come i controlli attuati in certi stati sulla produzione, oppure le difficoltà di finanziamento e la non sempre facile possibilità dei registi ed attori giovani di dimostrare le proprie capacità.

Claudio Longhi

Tutti concordi nel dire che il ponte tra comunità e teatro esiste ed ancora si regge su solide fondamenta. Su tutto le parole di Claudio Longhi, direttore di Ert Fondazione:”Il palcoscenico, le gallerie la sala, i vecchi palchi e le nuove gradinate – commenta il direttore – sono ancora il luogo in cui ogni comunità e città riflette sul proprio tempo. Un oggi denso, naturalmente, che non è soltanto punto di transito tra lo ieri e il domani, ma il risultato della stratificazione del passato e un vitale serbatoio per il futuro”.

Piero Pasini 

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