Il debutto al cinema di Marco Martinelli e Ermanna Montanari con ‘Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi’, è ospite dell’edizione 2018 del Ravenna Nightmare Film Fest nella sezione “Showcase Emilia-Romagna – Cinema e Territorio” (in collaborazione con Emilia-Romagna Film Commission), domenica 28 ottobre, inizio ore 16, al Palazzo del Cinema in Largo Firenze, 1.

Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi è un film d’arte, immaginifico e limpidamente didattico, sui vent’anni agli arresti di Aung San Suu Kyi, leader del Movimento per la democrazia in Birmania e Premio Nobel per la pace. Presentato al Biografilm Festival di Bologna e al Festival Kilowatt, al Festival della Mente di Sarzana e agli incontri di Cinematografo alla Biennale di Venezia. È nelle sale da novembre 2017, in più di trenta città fra cui Milano, Parigi (Istituto Italiano di Cultura), Venezia, Bologna (Cineteca di Bologna), Lugano (progetto Cinergia, curato da Marco Müller), Napoli (progetto Casa del Contemporaneo in collaborazione con Fondazione Morra), Cagliari, Matera, Torino, Roma (Short Theatre Festival). In dicembre sarà poi a New York (all’interno dell’Italian and American Playwrights Project a cura di Umanism NY, in partenariato con La MaMa Experimental Theatre Club, Martin E. Segal Theatre Center, NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò, Istituto Italiano di Cultura) e in seguito a Philadelphia alla University of Pennsylvania all’interno dell’Italian Film Festival.

Al termine della proiezione, incontro con il regista Marco Martinelli condotto da Maria Martinelli.

Ermanna Montanari (ph. Marco Parollo)

Sinossi
Un biopic che ripercorre, attraverso il racconto-evocazione di sei bambine, i venti anni agli arresti di Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia in Birmania dalla fine degli anni ‘80, Premio Nobel per la pace nel 1991, e oggi alla guida di una Birmania libera. Un film d’arte, caratterizzato da un immaginario visivo originale e contemporaneo, che sa arrivare al vasto pubblico. Il racconto prende vita in un magazzino di costumi teatrali: lì una bambina si avventura, e da lì ci conduce in un Oriente gravido di cronaca politica intessuta a musiche e colori sgargianti. A una Aung San Suu Kyi interpretata con intensità da Ermanna Montanari, si alternano i ritratti burattineschi dei generali-dittatori, dei Nat-spiriti cattivi, dei giornalisti e inviati dell’Onu, dei comici ribelli perseguitati per la loro satira contro il regime.

Genesi del film – Intenzioni di regia
«Debuttare al cinema dopo una vita in palcoscenico – dice Marco Martinelli – è emozionante, dopo oltre trent’anni di teatro in cui il progetto di un film è stato tante volte accarezzato e sfiorato, attraverso soggetti rimasti nel cassetto, collaborazioni a sceneggiature, trattamenti pubblicati. Ho negli occhi l’intera storia del cinema, quella di cui mi sono nutrito fin da quando ero ventenne, quando insieme a Ermanna ci appassionavamo a Dziga Vertov e Kaurismaki e Derek Jarman, passando per Fellini e Pasolini: un cinema d’arte e poesia che per decenni ha nutrito il nostro teatro. Le mie drammaturgie hanno sempre guardato al cinema nel raccontare il presente. Tale visione non poteva non incontrare Aung San Suu Kyi e la sua “rivoluzione spirituale”, oggi più che mai necessaria. Oggi che una superficiale campagna mediatica tratta la leader birmana come un facile capro espiatorio, senza vedere tutti gli sforzi che un intero popolo, per certi aspetti ancora ostaggio dei generali, sta facendo per realizzare una autentica democrazia.»

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