L’ipotesi che Liliana Resinovich – la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre e il cui corpo è stato trovato in un boschetto poco distante dall’abitazione il 5 gennaio – si sia suicidata, come sostenuto nella perizia incaricata dalla Procura, “è una verità di plastica”, che “non convince me e i miei familiari”. Lo sostiene Sergio Resinovich, fratello di Liliana in una nota affidata all’ANSA.

“Conoscevo bene mia sorella, nulla di quanto le si attribuisce faceva parte dei suoi comportamenti consueti”.
“Non ho mai accusato nessuno, non voglio farlo ora, da fratello e da semplice cittadino cerco solo di capire cos’è realmente successo e mi auguro che tutti coloro che hanno conosciuto ed amato Lilli, non si accontentino, come me, di una soluzione così debole ed instabile”, continua la nota, sottolineando di non aver “mai creduto al suicidio”, ma di aver “sempre dichiarato di essere pronto ad accettare anche questa amara verità, purché convincente sotto il profilo dei fatti e della scienza”.
Ma fino ad oggi, dopo aver atteso “io e miei familiari, con pazienza e fiducia, i risultati delle varie consulenze” “nessuna risposta esaustiva, per quanto da me conosciuto, è arrivata, tutto sempre aperto, molto generico”. Con l’esito della bozza della perizia commissionata dalla Procura, “i dubbi e le perplessità non hanno fatto altro che aumentare anziché diminuire”, Liliana “avrebbe commesso un gesto estremo, così sembrano concludere gli esperti del Pm, ma la dimostrazione dov’è”. Intervenendo con “dispiacere” e con “estremo e assoluto rispetto”, ci sono “vari aspetti non chiariti, molte cose non approfondite, alcuni errori e imprecisioni in questa perizia.
Infine, “anche la Verità e la memoria di Liliana vanno rispettate”.
Per questa ragione, Sergio Resinovich ha annunciato che chiederà agli investigatori e alla Procura – “verso i quali nutro sentita stima per la professionalità e l’impegno” – di “approfondire e integrare l’esame medico legale e procedere, se la Giustizia lo riterrà assolutamente necessario, ad un nuovo esame, per eliminare così le tante ombre che ancora permangono sulla fine di mia sorella”. (ANSA).

”Conad”/
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