Sulle rivalutazione delle pensioni abbiamo già scritto più volte in quanto di fatto si parla di rivalutazione ma per molti non arriva da anni, almeno dal 2012, e per altri gli aumenti sono risibili. Tutto questo per effetto dei vari interventi, tendenti sempre a comprimere gli esborsi su questo settore di spesa. Spesa in effetti molto onerosa per le casse dello Stato, ma da moltissimi anni dovuta nelle misure di quanto si è pagato durante il periodo lavorativo. Nessun regalo da parte dello Stato o dell’Ente previdenziale ma il puntuale impegno di ritornare ai lavoratori quanto loro stessi ed i loro datori di lavora n egli anni hanno versato nelle casse di Stato e Inps.

Tutto questo per dire subito che anche quest’anno la cosiddetta rivalutazione automatica sarà veramente minimi per molti e nulla per tanti altri. Secondo i dati dell’aumento del costo della vita ufficiali, cui si rifanno i calcoli per la determinazione delle percentuali, si avranno aumenti annuali che arriveranno per …i più fortunati anche a 30 euro …. Annui.

Vediamo come vengono fatti i conteggi. L’indice di aumento fra il 2019 ed il 2020 è stato pari allo 0,50%, ma lo scorso anno il previsionale calcolò l’aumento sullo 0,40% pertanto vi è un credito dello 0,10% da recuperare e siccome la previsione del 2021 è pari allo zero, questo 0,10% e quanto sarà erogato nelle pensioni in pagamento quest’anno. Questa percentuali solo per coloro che percepiscono massimo quattro volte il minimo previsto, quindi circa 2 mila euro lordi. Per quanto invece percepiscono assegni maggiori vi sono delle percentuali ridotte di aumento che non stiamo a specificare poiché si tratta veramente di decimali. Per esempio chi percepisce al lordo 3 mila euro mensili ( che ricordiamo sono il frutto dei versamenti previdenziali effettuali durante gli anni di lavoro) avrà un aumento dello … 0,052%. Il valore di una caffè al mese. Va precisato che le cosiddette pensioni d’oro, cioè quelle che superano le 100mila euro l’anno continueranno a subire il taglio previsto da una legge del 2018 che parte dal 15 ed arriva fino al 40 per cento ogni anno. Ci sono stati vari ricorsi in merito ma la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il taglio di questi assegni, mentre a suo tempo ebbe a dichiarare illegittimo il taglio degli aumenti per le pensioni più basse, come sopra specificato.

Il problema è comunque sempre attuale. Le pensioni non crescono al pari del vero costo della vita, alimenti, salute, spese mediche, eccetera, tanto da ritenere che negli ultimi quindici anni i pensionati abbiano perso effettivamente circa il 30% del valore dei loro assegni pensionistici. E come se questo non bastasse, ma qui non è colpa di nessuno, con il Covid 19 i pensionati, in quanto anziani, sono i più deboli contro questa pandemia e pertanto sono quelli che stanno pagando più di tutti.

Ottavio Righini

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