Sono gli ultimi giorni per visitare al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza la spettacolare mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America”.

L’esposizione è aperta il giorno di Pasqua e poi il lunedì dell’Angelo quindi fino al 28 aprile.

La mostra, a cura di Antonio Aimi e Antonio Guarnotta, presenta circa trecento reperti (terrecotte e tessuti) della collezione del MIC di Faenza insieme ad altre opere provenienti dai più importanti musei italiani di antropologia e da collezioni private. Offre una sintesi nuova e aggiornata sulle più importanti culture dell’antica America e presenta al contempo alcuni dei temi più interessanti emersi dalle ricerche più recenti: la conquista dell’America vista dalla parte dei vinti, la condizione della donna, i sistemi di calcolo dell’antico Perù e l’arte precolombiana presentata come arte e non solo come archeologia.

La mostra stupisce i visitatori non soltanto per la strepitosa bellezza e raffinatezza delle ceramiche esposte – veri e proprio capolavori d’arte – ma anche per i molti, curiosi spunti di approfondimento che arricchiscono l’esposizione.

Uno dei più singolari riguarda l’invenzione del gioco con la palla, che può essere considerato progenitore del nostro calcio e di tutti gli sport in cui si usa una palla che rimbalza.
Infatti negli altri giochi dell’antichità e degli altri continenti che potrebbero rivendicare un legame analogo si usavano palle che non rimbalzavano.

Lo illustra, nel catalogo edito da Silvana che accompagna la mostra, Antonio Aimi. “Il gioco della palla – scrive Aimi – era presente in molte culture dell’antica America, dalla Mesoamerica alle Ande Meridionali, dall’Area Intermedia all’Amazzonia, ma non nell’Area Peruviana. Quello praticato nella Mesoamerica può essere considerato il gioco a squadra più antico del mondo, che aveva una centralità sconosciuta altrove e che ha lasciato monumenti impressionanti (il campo da gioco di Chichen Itza è lungo 168 metri) e paraphernalia straordinari.

Il gioco della palla poteva essere praticato – continua il professor Aimi – in spazi aperti o in costruzioni apposite, gli sferisteri, strutture allungate a forma di “I”, che erano delimitati o da bassi muretti o da grandi costruzioni con pareti inclinate o verticali, in cui, a partire dall’Epiclassico, erano inseriti degli anelli. Il terreno degli sferisteri era diviso a metà dai marcadores che delimitavano il campo di ogni squadra. Il gioco era la reiterazione di eventi dei miti cosmogonici di cui erano stati protagonisti gli eroi culturali e gli stessi dei….

Pur essendo nato come rituale religioso, nel corso del tempo il gioco della palla acquisì sempre più una componente profana, tant’è vero che le cronache riferiscono che alla vigilia della Conquista le partite erano accompagnate da un “tifo” appassionato e da numerose scommesse”.

Ma come si svolgevano quelle partite? I palloni usati erano più piccoli degli attuali. Il loro diametro non superava i 15 centimetri. La palla poteva essere colpita solo con le anche, le cosce o le ginocchia e ogni squadra doveva rinviare la palla nel campo degli avversari senza farla uscire dallo sferisterio, né farle toccare il terreno. Vinceva chi, commettendo meno errori, arrivava a totalizzare per prima un determinato punteggio.

Ma quelle antiche partite anticipano anche altri sport di oggi. ad esempio la pallacanestro. Se, infatti, nel corso delle partite una squadra riusciva a far passare la palla attraverso gli anelli, che, a partire dal Postclassico erano stati collocati ai lati del campo, vinceva ipso facto la partita.

“Nel corso di circa 3000 anni di storia mesoamericana si sono sviluppate –sottolinea l’esperto – diverse varianti del gioco. Nella regione dell’Oaxaca si usava una palla di piccole dimensioni che veniva lanciata con guanti pesanti, nell’Area Maya si giocava anche con una palla di grandi dimensioni (circa un metro di diametro) fatta, probabilmente, di una pelle gonfiata. A Teotihuacan, la grande metropoli che dominò la Valle del Messico durante il Periodo Classico, pare che esistessero anche altri due modi di giocare. Il primo prevedeva di colpire la palla coi piedi, il secondo con una mazza e veniva praticato in un terreno aperto delineato da marcadores verticali, mobili e componibili, che, una volta assemblati, sembravano colonne sormontate da una sfera e da un cerchio”. Come a dire, nulla di nuovo sotto il sole dello sport.

 Come ogni domenica, quindi il giorno di Pasqua e il 28 aprile, alle 10,30, sarà possibile usufruire della visita guidata alla mostra e, dalle 15 alle 17, il MIC propone il laboratorio riservato alle famiglie con bambini dai quattro anni in su dal titolo “La pietra del sole” finalizzato alla creazione di un misterioso disco d’argilla per parlare al cielo e agli Dei.

Le visite guidate alla mostra hanno il costo di 3 euro oltre al prezzo del biglietto (10 euro intero, 7 ridotto, 5 per i faentini). Prenotazione obbligatoria entro le ore 17 del sabato precedente.

Il museo è aperto dalle 10 alle 19.

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