di Franco D’Emilio

“Non vi è alcun rischio sanitario di trasmissione del virus Covid-19 derivante da un allevamento di visoni sito nel nostro Comune”: questa la rassicurazione certa, indiscutibile della Prima Cittadina di Galeata in un post sulla pagina comunale in Facebook.

Rassicurazione che non mi ha affatto convinto perché espressa da chi mai nella mia fiducia, tanto da indurmi, ancora di più in questa circostanza, a condividere la frase di Papa Pio XI, erroneamente attribuita a Giulio Andreotti, “A pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina.”

A me le parole rassicuranti della Sindaca di Galeata hanno subito, chissà perché, richiamato alla mente il decaduto, squinternato conte Raffaello Mascetti, proprio quello della “supercazzola”, quando nel film Amici Miei II cerca di rassicurare i vicini di casa che mai l’alluvione di Firenze del 1966 raggiungerà il loro isolato, salvo poi finire egli stesso inseguito dall’Arno esondato, perdendo così casa nello scantinato all’Isolotto.

Effimera la rassicurazione del conte Mascetti, altrettanto vorrei non fosse quella della Sindaca di Galeata, a sfavore della quale concorre anche un recente inquinamento del fiume Bidente, sfuggito al suo ruolo di Autorità Sanitaria Locale.

E già, la cosa non è di poco conto, la Prima Cittadina di Galeata ha rassicurato sul problema dei visoni parlando in una duplice veste ovvero “in qualità di Sindaco e come Autorità Sanitaria Locale”, insomma con un doppio autorevole “ipse dixit”, in questo caso “lei stessa l’ha detto”, locuzione con la quale Cicerone ricordava come i pitagorici richiamassero sempre la somma autorità del loro maestro Pitagora.

Se quest’ultimo, però, ha lasciato almeno la certezza netta delle tabelline, la Sindaca di Galeata, invece, si è maldestramente contraddetta, sempre nelle sue rassicurazioni sul problema visoni-Covid-19, affermando nel suo post su Facebook, come l’allevatore galeatese di visoni “è pronto e disponibile a qualsiasi adeguamento richiesto dall’autorità sanitaria, qualora venissero riscontrate criticità.”

Ma, allora, sono possibili criticità, quali?

E’ vero che l’attuale pandemia si veicola da uomo a uomo, ma è incontestabilmente provato come diversi pazienti siano stati contagiati da animali, anche visoni, portatori del virus sotto accusa.

In Danimarca, a scopo preventivo, è stato deciso dalle autorità l’abbattimento di tantissimi visoni in allevamento, risultati, fra l’altro, positivi ad una variante mutata del Coronavirus, trasmessa a oltre 500 cittadini danesi: analoga situazione si è verificata in Olanda, Spagna e Stati Uniti.

Anche in Italia il Coronavirus è stato riscontrato in allevamenti presenti in Lombardia, precisamente nelle provincie di Brescia e Cremona, imponendo strette misure di prevenzione agli addetti, costretti, quindi, ad equipaggiarsi della stessa attrezzatura degli operatori sanitari negli ospedali: si veda, in proposito, il servizio del TG3 nazionale della Rai, andato in onda il 23 novembre scorso, unitamente alla notizia che il Ministro della Sanità Speranza ha sospeso l’attività degli allevamenti di visoni fino alla fine del prossimo febbraio. Lo stesso telegiornale ha evidenziato che “il dubbio è che questi animali possano aumentare la diffusione del Coronavirus e rendere inefficaci i vaccini.”

Ancora, il giorno successivo, il Corriere della Sera ha riportato la notizia del programmato abbattimento di ben 30.000 capi dell’allevamento a Capralba in provincia di Cremona, dove anche un impiegato è, poi, risultato positivo.

Quindi, davvero a Galeata i cittadini possono stare tranquilli sulla base del solo duplice “ipse dixit” della d.ssa Deo, Sindaco e Autorità Sanitaria Locale?

Quando e con quale programmazionesi svolgeranno presso l’allevamento di Galeata le attività sanitarie di verifica e riscontro, utili ad evitare possibili “criticità”?

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