“Dopo una vita di impegno professionale al servizio delle persone (a cui non intendo rinunciare) ho deciso di mettere ciò che ho fatto e che ho imparato a disposizione della nostra regione  Emilia Romagna. Per rappresentare la provincia di Forlì Cesena e rendere più forte e coesa la Romagna”. A scrivere queste considerazioni è il Prof. Claudio Vicini, romagnolo classe 1953, medico otorino che ricopre il ruolo di direttore del Dipartimento Testa Collo dell’Ausl Romagna ed è impegnato presso il Morgagni Pierantoni di Forlì. Luminare di chiara fama e riconosciuta professionalità e competenza si presenta alle elezioni regionali del 26 gennaio prossimo a sostegno di  Stefano Bonaccini. 

“E’ stato proprio il presidente uscente che mi ha invitato a dare il mio contributo soprattutto in ambito sanitario, dove penso di poter dare un apporto positivo, visto che sono 40 anni che lavoro nel settore. Credo, inoltre, che se un tecnico ha un minimo di senso civico, prima o poi si debba spendere. Nel mio caso è l’ultima opportunità che ho, quindi ho dato risposta positiva al richiamo di Stefano, anche perché credo ci siano alcuni ambiti specifici su cui occorre intervenire”.

Quali settori, dunque, a suo parere dovrebbero essere rivisti?

“La sfida dell’unificazione è stata una prova molto pesante, alla quale ognuno di noi ha partecipato, ma, a mio parere, non con sufficiente convinzione e con soddisfacente efficacia in alcuni ambiti. Ad esempio la medicina territoriale, che sarà il futuro di tutte le aziende, deve essere portata più vicino alle case dei pazienti, con tecnologie più performanti. La informatizzazione, infatti,  procede molto a rilento e deve capilarizzarsi. Non  abbiamo mai avuto un grosso rapporto fattivo con le farmacie, che invece ricoprono un ruolo fondamentale. Dobbiamo fornire strumenti ai medici di medicina generale, per farli  crescere a loro volta, perché sono un altro pilastro del sistema. Nell’ambito ospedaliero, a mio avviso, stiamo lavorando bene, ma è chiaro che una attenzione speciale va al pronto soccorso, che versa in condizioni difficili. Per evitare che queste mie affermazioni possano venire strumentalizzate, ribadisco che il problema non è solo qui, ma in tutta Italia, compresa Lombardia e Veneto. Il pronto soccorso è una emergenza nazionale e su questa dobbiamo concentrare l’attenzione”. 

E’ opinione di molti che la sanità dell’Emilia Romagna sia una delle migliori d’Italia.

“Condivido”. 

Ci sono, però, pazienti che lamentano di dover spostarsi proprio in Lombardia o Veneto per effettuare esami strumentali in tempi rapidi.

“In quelle regioni è stato commercializzato il sistema sanitario, per cui il tema dell’import, per loro, è un argomento cogente. E non si capisce come facciano a gestire il problema, poiché anche loro, hanno problemi di liste d’attesa. Va poi detto che, come spesso succede, i pazienti nostri vanno là e quelli loro vengono da noi. Ed è la verità.  Va, poi, aggiunto, che noi non abbiamo mai avuto scandali relativi alle liste d’attesa, che sono trasparenti e pubblicate. L’unica regione che ha avuto scandali per liste taroccate guarda caso è proprio il Veneto. E’ vero che sotto esame adesso ci siamo noi con le elezioni, ma prima di esaltare altri sistemi , io mi guarderei un po’ attorno. I ‘sovranisti’ lamentano che i pazienti che vengono da altre regioni, sottraggono posti ai residenti. Ma tacciono quando i nostri corregionali si recano in Lombardia o Veneto. Eppure anche loro portano via spazio ai residenti. Perché due pesi e due misure?”

Professor Vicini, diamo per scontato che, non solo sia stato eletto, ma nominato anche Assessore alla Sanità o Presidente della Commissione Socio Sanitaria. Quale il suo primo intervento?

“Completare, ma soprattutto ottimizzare, l’informatizzazione, perché oggi è indispensabile. Sostenere la farmacia dei servizi, verificare le nuove  potenzialità dei medici di medicina generale nella speranza che il governo  finanzi alcune tecnologie basiche, e, infine, sostegno al pronto soccorso. Questo è il poker che calerei immediatamente”.

La Facoltà di Medicina ormai è cosa acquisita in attesa del via. E’ una  innegabile opportunità per la città.

“Ogni volta che in un’area geografica entra l’Università è un arricchimento sostanziale. Primo perché si insedia dove viene riconosciuta una buona qualità dell’offerta sanitaria. Secondo, perché crea uno stimolo a tutti coloro che lavorano  in ospedale. Dove si fa didattica e ricerca si cura meglio. Terzo è un ulteriore iniezione di economia per la città. Non sono numerosissimi gli aspiranti medici che afferiranno alla facoltà, però si aggiungono al contingente e si muove l’economia del posto”.

Una dichiarazione finale a conclusione dell’intervista.

Ho accettato questa sfida perché mi è stato chiesto da una persona che ritengo degna e spero di poter dare, a fine carriera e a fine attività, un contributo che vuole essere il distillato della mia esperienza di quarant’anni. Certo posso anche tenerla per me, ma se anziché vanificarla, potessi metterla  a profitto, io mi sentirei più gratificato, ma penso che potrebbe essere una plus valenza per il sistema”. 

Roberto Zoli 

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