Si è svolta questa mattina, nel parco intitolato ai “Martiri delle foibe” (area ex Limonaia; incrocio vie Manzoni/Alfieri) la cerimonia organizzata dal Comune di Imola in occasione del 10 febbraio “Giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano –dalmata, delle vicende del confine orientale (Legge 92/2004).

Nel corso della cerimonia è intervenuta la sindaca Manuela Sangiorgi, per il saluto ufficiale, che ha poi deposto una corona alla lapide in memoria dei ‘Martiri delle foibe’. Fra gli altri, erano presenti anche la presidente ed il vice presidente del Consiglio comunale, rispettivamente Stefania Chiappe e Fabrizio Castellari, l’assessore Andrea Longhi, consiglieri comunali di maggioranza e minoranza, il consigliere regionale Roberto Poli, il senatore Daniele Manca, rappresentati delle forze dell’ordine, delle associazioni d’arma e partigiane.

Di seguito riportiamo l’intervento integrale della sindaca Manuela Sangiorgi.

“Mentre il resto d’Italia festeggiava il suo 25 aprile, le nostre regioni nord orientali non conoscevano liberatori ma nuovi e peggiori oppressori. Celebrare il Giorno del Ricordo significa rivivere un capitolo buio della storia nazionale ed internazionale.

L’odierna partecipazione delle autorità civili, militari, religiose ed il sincero cordoglio che ci accomunano sono l’evidente testimonianza della necessità di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.

L’istituzione del Giorno del Ricordo ci consegna, ogni anno, la responsabilità di rinnovare l’opera di contrasto all’oblio di una delle più grandi tragedie nazionali trasformandolo in un monito sui rischi del nazionalismo estremo, dell’odio etnico e della violenza ideologica.

Persecuzioni che non si dovranno ripetere mai più perché la nostra democrazia e la nostra libertà rappresentano i più importanti baluardi contro l’idea di qualsiasi repressione e di offuscate visioni politiche.
Alimentiamo una linea comune basata sulla tolleranza, sul riconoscimento del valore della diversità, sul reciproco rispetto contro ogni forma di razzismo e sulla convivenza pacifica tra le popolazioni.

Per onorare davvero la memoria di quelle tante vite spezzate, gettate brutalmente nelle cavità carsiche per inghiottire e celare uno dei crimini più crudeli del Novecento, dovremmo convincerci che l’odio non ha vinto in passato e mai vincerà in futuro.

Trasmettiamo alle nuove generazioni la memoria e la sensibilità di ogni tragedia perché saranno proprio i cittadini di domani a custodire il vitale processo di integrazione tra gli uomini e le nazioni”

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