New York, Il più costoso investimento di real estate fatto finora a New York the “Hudson Yard”, non smette di ricevere critiche negative dai media nazionali come The New York Times, e internazionali come il The Guardian. Noi abbiamo chiesto il parere da esperto, all’architetto italiano Ilaria D’Alessandro, temporaneamente a New York.
Ilaria ha una doppia laurea in interior design, conseguita a Firenze, e in architettura e progettazione edile, conseguita al Politecnico di Milano. Ha lavorato come designer e architetto presso svariati studi italiani, tra cui “Fontemaggi Allestimenti” di Rimini e “Il Prisma” con sede principale a Milano. Negli ultimi anni, opportunità lavorative le hanno permesso di confrontarsi periodicamente con gli Stati Uniti, in particolare New York.
Cosa caratterizza la riuscita di un buon intervento architettonico di scala urbanistica?
Cambiare l’aspetto di una città attraverso la creazione di un complesso blocco di edificati, vuol dire dover necessariamente prevedere un equilibrio tra lo spazio pubblico e lo spazio privato. Creare delle funzioni che vanno al di là del rispetto dei vincoli urbanistici della città, e che eticamente funzionano per gli abitanti della città, oltre che per il quartiere in sé.
A mio avviso, stilisticamente è decisiva l’impronta contemporanea che l’intervento dovrebbe avere, per una stratigrafia del tessuto urbano corretta.
Credi che lo Hudson Yard possa abbia dato una felice risposta ai cittadini?
Ci sono moltissimi altri interventi ben riusciti a New York, purtroppo questo in particolare, credo che fallisca sotto molteplici aspetti. La cosa più drammatica che è riuscito a “privatizzare” anche quel poco di spazio pubblico presente. La costruzione del The Vessel, che si vende di essere una specie di scultura pubblica, elimina totalmente l’aspetto di libertà dei cittadini nel accedervi. A meno che non si è registrati, non ci si può salire, né tanto meno avvicinare, poiché anche il basamento di pietra è costantemente sotto sorveglianza “Please don’t touch it! (Per favore non toccare)”.
È come se facessero un parco giochi per bambini, per poi farlo sorvegliare costantemente delle guardie: “Massimo dieci bambini alla volta, tutti gli altri fuori, sei non ti sei registrato prima, non puoi accedere”. Si elimina cosí la libertà di passeggiare e finire in un luogo, senza l’intenzione premeditata di visitarlo, come se fosse un museo. Per non parlare dell’intero complesso di grattacieli che stilisticamente non sembra contemporaneo, ma sembra già essere vecchio di 30 anni. Figure e volumi che non si integrano nella città né tanto meno parlano tra di loro. Si legge una totale mancanza di disegno, progettazione complessiva. Senza considerare che ci sono già dei lavori di mantenimento in atto, dopo appena un mese dall’inaugurazione ufficiale, avvenuta il 15 marzo 2019.
Qual è la tua esperienza nel campo architettonico?
Personalmente, ho lavorato in studio di design a Rimini (Fontemaggi Allestimenti), ma è solo a Milano, che ho lavorato come architetto anche per gli esterni, lavorando per Il Prisma. Sebbene il mio punto forte, è stata la progettazione di spazi di lavoro, come per esempio il progetto degli uffici di Red Bull, Linkedin, Star (Galina Blanca), mi è stato chiesto di ridisegnare la facciata di un edificio milanese di proprietà AXA. È stato un progetto molto sfidante, poiché appunto voleva essere un intervento contemporaneo su un palazzo pre-esistente. Ho ritenuto valido non intervenire quindi sul volume e il suo materiale esistente, ma applicare su esso un nuovo layer, una griglia metallica, in grado così di comunicare la differenza tra il passato e il presente. Per il progetto, sebbene fosse un intervento solo estetico e non volumetrico, è stato fondamentale studiare il luogo fisico del palazzo, la viabilità carraia sottostante, i servizi presenti all’interno del quartiere, la stratigrafia di esso, etc. Ancora una volta, prima di cambiare il volto di una città bisogna prendere in considerazione un’infinità di elementi. Altrimenti si rischia il fallimento dell’intervento, esattamente come il caso di Hudson Yards.
Il tuo parere quindi conferma la non felice discussione sul caso?
Esattamente, anzi sinceramente spero che il dipartimento di sviluppo urbanistico New Yorkese tenga conto delle pensati critiche, per il prossimo blocco di edifici nella stessa area, per un totale di 113312 mq. Se questo è il risultato della prima parte di edificazione, spero che si intervenga con controllo maggiore per la seconda, senza lasciare la città in mano alla violenza del mercato del Real Estate.
B.R.





















