Dopo il prologo di questa mattina, il momento ufficiale che, con inizio nel primo pomeriggio, ha riempito il Teatro Amintore Galli, il luogo deputato per una festa del tutto speciale, quella per i 400 anni della Biblioteca civica Gambalunga che ha scelto come la data simbolica del 23 aprile, Giornata mondiale del libro. Una data simbolica, scelta per una festa che segnerà solo l’inizio di una serie di iniziative – presentazioni di libri, lezioni magistrali, mostre – che si svolgeranno nei prossimi mesi, per tutto il 2019.

Sono passati 400 anni da quel 1619, da quando con testamento redatto dal notaio Simone Rossi, il Gambalunga affidò al Magistrato di Rimini i suoi libri (un patrimonio di oltre 2000 volumi), dettando precise disposizioni: una rendita di trecento scudi per incrementare le raccolte, uno stipendio per il bibliotecario, “persona di lettere idonea et atta”, raccomandando un orario di apertura comodo al pubblico, che poteva consultare le opere solo in sede; previde inoltre una multa di cento scudi, da reinvestire in libri, per chi li avesse sottratti.

Ora i riminesi che hanno riempito il Teatro Galli, con un affetto che in un baleno ha esaurito tutti i posti disponibili, insieme alle istituzioni si sono stretti alla propria biblioteca in un abbraccio commosso che si è protratto fino a sera, con lezioni magistrali come quella di Luciano Canfora, grande storico e filologo, intervenuto sulla Storia politica delle biblioteche; con Alessandro Bergonzoni e Marino Sinibaldi, colti e raffinati “giocolieri” della parola, che sempre nel pomeriggio gli sono succeduti con una Conversazione dal titolo “Leggi per il silenzio. Il raccoglimento del volume, tra consulto e inconsulto ed infine con Vinicio Capossela, cantore di mondi e ultramondi, di storie epiche, di amori, che in serata al Teatro degli Atti è stato protagonista di un incontro dal titolo Ri-trovatori, uomini e bestie in libri e canzoni.

Ad aprire, condotti dalla giornalista Valeria Cicala dell’Istituto per i Beni culturali, i rappresentanti delle istituzioni, il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che ha voluto essere presente assieme al proprio assessore alla Cultura Massimo Mezzetti.

“Un luogo che non è scritto da nessuna parte sia scolpito nell’eternità – ha detto il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi nel suo saluto -. Negli ultimi due secoli sono scomparsi mestieri che sembravano indispensabili e insostituibili, e che oggi fanno solo sorridere: Siamo sicuri che di qui ai prossimi 400 anni, non possa risultare anacronistico anche il lavoro del bibliotecario? E non per scadimento professionale ma a causa della sua utilità sociale, venendo a mancare l’oggetto della prestazione, ovvero la biblioteca stessa.

Perdonate il ‘pessimismo cosmico’, ma credo che lo stesso timore sia passato almeno una volta nella mente di tutti noi in tempi recenti. Nei secoli e nei millenni, la biblioteca ha assunto via via un ruolo di presidio, avamposto, perfino cassaforte per una cultura attaccata da mille parti e con altrettanti modi: censure, roghi, bombardamenti. Ma se è arrivata fino a noi è perché sopravviveva un filo rosso, tessuto da un’umanità che si occupava e preoccupava per il proprio e altrui futuro. Ecco, forse il senso del futuro è stato il cemento che ha tenuto compatta la struttura di questi luoghi magici nonostante le aggressioni più violente e quelle più subdole. E quello che al mondo d’oggi mi pare latiti è proprio il senso del futuro.

‘Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire’. Lo sosteneva Marguerite Yourcenar ne ‘Le memorie di Adriano’. Domanda: vediamo, intorno a noi, gente che abbia voglia di impegnarsi generosamente e disinteressatamente ad accumulare riserve di sapere per lasciarle in eredità a ‘non è importante chi’? Ci sono, ci saranno, in sostituzione, giganteschi cloud, gestiti da chi e nelle mani di chi? Un cloud civico comunale?

Sta scomparendo non solo la funzione ma perfino la considerazione del libro come oggetto. Sfogliate una qualsiasi rivista di design, anche la più sofisticata e internazionale, e vedrete rara la presenza di una libreria nella casa ideale. Non è una casualità. Nei ricordi d’infanzia ci sono, invece, scaffalature e volumi che entravano nelle abitazioni di famiglie che cominciavano a investire sulla consapevolezza del valore della conoscenza e anche della rispettabilità sociale. Tutto quell’ingombro di legno, cellulosa, orgoglio ‘di classe’, può essere racchiuso in uno smartphone, con tutto ciò che ne consegue? E cioè Wikipedia e poi l’algoritmo e quindi la profilatura e infine il controllo del privato sul tuo privato? Non è nostalgia, né apologia del passato: semmai è il porsi il tema del futuro e della libertà nell’epoca della più travolgente rivoluzione digitale che la storia ricordi.

La biblioteca è un luogo aperto, una leva, uno spazio di uguaglianza, democrazia, libertà. Una piazza. Una piazza nel senso che Italo Calvino diede alla piazza nel suo ‘La città invisibili’: ‘’Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo’. Piazza come antidoto all’algoritmo e alla ‘bestia’, fabbriche volenterose e consapevoli di solitudini sempre più sole.

Mi chiedo se tra 50 anni ci sarà ancora un uomo generoso come Alessandro Gambalunga che lascia alla sua città un edificio e un ricco lascito vincolato a un luogo di cultura, piuttosto che denaro su qualche conto alle Cayman. Oppure si ripeterà la romanzesca avventura del ‘Cristo d’Oro’ di Benvenuto Cellini, sepolto nel cortile della Gambalunga dal direttore Carlo Lucchesi per risparmiarlo dalle razzie e dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale e quindi recuperato grazie a una mappa autografa, in una vicenda che pare tratta dall’Isola del tesoro di Stevenson o dal Nome della Rosa di Eco. Mi chiedo se salvare i libri, custodire le biblioteche, difendere i luoghi della cultura sarà ancora una delle nostre preoccupazioni principali di qui in avanti. A Rimini stiamo seminando perché questa pianta non appassisca, costruendo piazze e nuovi spazi di cultura e per le culture affinché anche domani e dopodomani possano nascere donne e uomini come Gambalunga, Lucchesi, Meldini, Di Bella, Maroni e le migliaia di persone che nella Gambalunga hanno visto qualcosa di più di un pezzo di paesaggio nel centro di Rimini. Pur esercitando l’ottimismo della ragione, non ho infinite certezze per un lieto fine nel futuro prossimo venturo.

In definitiva, prevarrà alla fine la speranza, corrosiva, di Borges ‘La Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta’.? Oppure il realismo di Totò allorché al contadino analfabeta consiglia ‘Se ha dei figliuoli non li mandi a scuola, per carità! Li faccia sguazzare nell’ignoranza!’.? Lascio questa domanda sospesa, al termine di un saluto da vero guastafeste.

Buon compleanno, Biblioteca Gambalunga. Promettici che nei prossimi 400 anni sarai sempre qui a ricordarci che ‘galeotto fu il libro…’ non sostituibile per forza con uno smartphone. La tecnologia senza conoscenza è un povero e vuoto supporto. Post scriptum: Le citazioni, più o meno azzeccate, presenti in questo saluto sono frutto di letture fatte lungo la mia vita anche nelle sale della Gambalunga di Rimini. Solo per avermi aiutato in questo emozionante momento davanti a tutti voi mi fa dire ancora… Grazie Biblioteca Gambalunga!”

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