I dati che emergono dallo studio dei flussi migratori degli ultimi 5 anni, dal 2012 al 2016 indicano che Rimini ha attratto, nell’ultimo quinquennio più nuovi residenti di quanto ne abbia persi. Una rimarchevole capacità di attrazione del territorio comunale, da cui nel dettaglio emerge come nel 60 per cento dei casi i nuovi riminesi siano italiani. Altalenante di anno in anno il numero dei nuovi residenti stranieri.

Gli arrivi
Nell’ultimo quinquennio sono immigrate in città 20.757 persone: il 47,8% maschi, il 52,2% femmine. Il 36,7% è celibe o nubile. La regione dalla quale arrivano la maggior parte dei nuovi residenti è l’Emilia Romagna con il 38,9%, soprattutto dagli altri comuni della provincia di Rimini. Seguono la Lombardia, Puglia e Marche (con il 5,1%, 5,1% e 4,9% rispettivamente). La percentuale più alta proviene dal sud e isole (14,8%) soprattutto Puglia, Campania e Sicilia. L’11,4% proviene dalle regioni centrali (la maggior parte dalle Marche), l’8,6% dal nord (in maggioranza dalla Lombardia). Sempre considerando i flussi migratori degli ultimi 5 anni, i dati sugli immigrati mostrano che il 22,9% arriva dall’estero e che si tratta principalmente di stranieri.

Gli stranieri
Fra gli immigrati, crescono gli stranieri che, dopo un notevole calo nel 2014 e 2015, tornano a salire nel 2016. Passiamo dai 1658 immigrati stranieri del 2012 ai 2093 del 2016, per un totale di 8493 arrivi stranieri nel quinquennio. Spesso, comunque, Rimini non è la loro prima destinazione del percorso migratorio dato che il 49,26% degli stranieri registrati a Rimini, dal 2012 in poi, aveva già risieduto in Italia e possedeva un regolare titolo di soggiorno; allo stesso tempo, tra il 2012 e il 2016, circa 4600 cittadini stranieri, pari al 53,83% del totale, sono arrivati direttamente dal loro paese d’origine con validi requisiti per chiedere la residenza. I Paesi di provenienza più rilevanti sono la Romania, con 781 immigrati in cinque anni, l’Ucraina (646), l’Albania (474), la Cina (236), la Russia (229). Sempre sopra alle 200 unità immigrate nel quinquennio troviamo anche il Bangladesh (215), Senegal (212) e la Moldavia (208).

Le partenze
Negli ultimi 5 anni hanno invece lasciato Rimini 16.681 persone, il 49,7% maschi e il 50,3% femmine. Analizzando lo stato civile si evidenzia che circa la metà di coloro che emigrano (45,6%) sono celibi o nubili. Il 43,38% ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni. Oltre il 90% degli emigrati sceglie come destinazione l’Italia, di questi il 61,2% rimane in Emilia Romagna (per i tre quarti in Provincia di Rimini). Sul podio delle Regioni che più hanno attratto i riminesi negli ultimi cinque anni, ci sono la Lombardia (906), le Marche (661), la Puglia (549) e la Campania (538), mentre solo il 9,3% (prevalentemente italiani) va all’estero.

Nel 2016, 3373 persone hanno lasciato Rimini: di questi 2992 erano diretti in altre città italiane, 160 nell’Unione europea e 221 in Paesi fuori dall’Unione europea. Gli stranieri emigrati sono invece cresciuti dagli 805 del 2012 ai 1190 del 2016.Nel 2016, si registra un calo di emigrati italiani (2173) rispetto al 2012 (2286) e ancora più rispetto al 2013 (2505). Il totale delle persone emigrate all’estero nel quinquennio 2012-2016 è di 1545.
Le principali mete all’estero degli italiani sono: il Regno Unito e l’Irlanda del Nord (159), la Germania (99), la Francia (90), San Marino e la Spagna (77), la Svizzera (69) e gli Stati Uniti (51).

“La Rimini che emerge da questi dati – è il commento di Anna Montini, assessore alla statistica del Comune di Rimini – è una città dinamica, attrattiva e inclusiva. Rispetto al trend di altre realtà nazionali, Rimini aumenta il flusso in entrata di nuovi residenti dimostrando di fatto le sue qualità di polo attrattivo non solo per il potenziale occupazionale ma anche per la qualità del suo sistema di welfare e dei suoi servizi educativi, sociali e culturali. Un aumento in maggioranza di segno italiano, il che conferma l’attrattività anche rispetto alle province e regioni limitrofe, da cui provengono la maggior parte dei nuovi residenti. Non solo dunque terra di attrazione ma anche di integrazione, grazie al mix tra occupabilità – non solo stagionale – ed inclusione sociale, che ci permette di affrontare meglio di altre parti di Italia anche questo non semplice passaggio storico ed economico”.

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