Un bellissimo appuntamento a Longiano questa sera; Il dialetto romagnolo diventa internazionale con una serata dedicata a Secondo Casadei (1906-1971), Werther Colonna (1951-2019) e Maria Magnani (1951-2020). Alle ore 21, presso il parco Setaccio/Tana dell’orso (via Vittorio Veneto – Longiano),

Un grande bosco illuminato e una maxi radura contenente le persone senza problemi di distanziamento, poi la radura si apre su un paesaggio d’incanto, e su un lato una vera tana dell’orso che diventa palcoscenico per leggere il nostro amato dialetto, “promosso” a lingua internazionale. Racconti e poesie sulla Romagna, citando Giovanni Pascoli, Il Passatore, Secondo Casadei, Marco Pantani, Federico Fellini e altri, che in una sorta di vademecum finale con tanto di foto vengono spiegati agli inglesi (e quindi al mondo intero) così come la piadina, i cappelletti, la ciambella, il Sangiovese e altro ancora, nelle letture a triplice voce e lingua. Stasera alle ore 21, presso il parco Setaccio/Tana dell’orso (via Vittorio Veneto – Longiano), Leonardo Orlandi (presidente Consiglio Frazione Longiano capoluogo/Montilgallo/Felloniche), Sauro Antolini (presidente Pro loco Longiano), don Filippo Cappelli, parroco di Budrio di Longiano, presentano al pubblico “Do You speak .. dialet rumagnol ?”. Conduce la serata il giornalista Pietro Caruso. Lettura di alcuni brani in tre lingue con la voce in dialetto di: “Veloce” Golinucci, storico componente gruppo dialettale De Bosch e Giorgio Magnani, autore, in italiano di: Monica Briganti del Teatro delle Lune, in inglese di: Letizia Bisacchi, sindaco Gambettola e Noemi Magnani, la traduttrice del libro. Nella suggestiva cornice, sotto alle stelle, sono esposti anche i quadri di Loris Morigi, pittore dell’associazione pittori della Pescheria Vecchia di Savignano.

«E’ una serata per me molto emozionante – informa l’autore – innanzitutto il posto: qui ci venivo 40 anni fa da bambino e ho seguito tutta la costruzione della Tana dell’orso passo per passo. È bello ora ritornarci come autore. Dopo aver scritto alcuni libri di storia locale (editi da Il Ponte Vecchio), oltre a racconti e poesie in varie raccolte collettive, questa è il mio primo libro monografico conpoesie e racconti. L’idea del trittico letterario “Do You speak .. dialet rumagnol ?” è nata per esportare il dialetto nel mondo». La location della presentazione: presso il parco del Setaccio, via Vittorio Veneto n. 586, a Longiano. L’ingresso è libero, necessaria la mascherina. Note tecniche: libro in tre lingue di 230 pagine e 80 fotografie (Il Ponte Vecchio, agosto 2020)

Dal libro:

Alcune riflessioni dell’autore:

Racconti e poesie scritte in dialetto romagnolo, poi tradotte in italiano, e di nuovo tradotte in inglese, per proporre spaccati di vita quotidiana contadina e non solo, in un contesto nostalgico che in parte non esiste più. O meglio: è diverso, si è evoluto. D’altronde la vita fa scoprire sempre nuovi orizzonti.

Oggi siamo tutti cittadini del mondo globale, ma non dobbiamo dimenticare le nostre radici, le tradizioni, le emozioni, i mangiari che tutti ci invidiano.

La Romagna è una regione che si porta sempre nel cuore, anche quando si è lontani da questa terra splendida.

Il dialetto romagnolo è ancora vivo, resiste, e in questo libro diventa internazionale: può essere letto e conosciuto a livello planetario.

Questo libro è anche lo specchio di tre generazioni: mio padre che si esprimeva prevalemente in dialetto romagnolo, io che parlo dialetto nella famiglia d’origine e italiano in tutti gli altri contesti, la mia primogenita che dalla Romagna è “volata” ad insegnare in inglese a Londra.

Giorgio Magnani

Prefazione 1 di Sandro Gozi

Quando vivevo a Londra, “Do you speak English?” era una domanda che sentivo ripetere spesso. Ma ammetto che non avrei mai pensato di unire la lingua di Shakespeare a quella dei nostri nonni: “Do you speak… dialét rumagnôl?” è infatti, prima ancora che il brillante titolo della raccolta di brani e poesie di Giorgio Magnani, l’idea di mondi apparentemente lontani che si avvicinano.

L’idea di questo trittico linguistico, che racchiude in sé tre generazioni – almeno! – di romagnoli, e vede storicamente per la prima volta la lingua inglese avvicinarsi al nostro dialetto mi fa pensare a quanto sia in realtà facile accostare la nostra tradizione alla inarrestabile globalizzazione che viviamo.

Le poesie di questa raccolta sono un viaggio tra le passioni della nostra terra: leggerle è stato come tornare indietro nel tempo. Io, soglianese di nascita trapiantato a Cesena, e poi cittadino europeo che ha vissuto all’estero gran parte della sua vita, non posso non ritrovarmi nei sapori del nostro cibo, nelle usanze non ancora dimenticate, nei piccoli grandi riti di una volta che però resistono alle trasformazioni di oggi.

Tutti questi sono racconti che i più grandi tra noi rivivranno come propri, alla lettura, e che quelli come me invece ricorderanno dalle storie di padri e nonni, di un’epoca così vicina e al contempo molto lontana, in un mondo in continua crescita, come la storia del campo delle pesche (“E’ cantìr dal pésghi”), che ripercorre quella che in effetti è stata l’evoluzione della Romagna.

La tradizione fine a se stessa non serve a nulla; ma la tradizione come collante storico, come strumento di socialità e di unità, può essere il biglietto da visita per una Romagna che si presenta in Europa con due sentimenti fondamentali, l’orgoglio di ciò che è la nostra storia, ma anche la curiosità per andare a vedere quel che c’è là fuori.

Le poesie e i racconti brevi di Giorgio Magnani servono proprio a questo: a ricordarci che non possiamo – e non vogliamo – dimenticare da dove veniamo, ma anche a indicarci che non possiamo – e non vogliamo – chiuderci in un bel tempo che fu, perché davvero c’è un mondo che non aspetta altro che di conoscere le nostre storie e di parlare con noi. Un po’ in dialetto, un po’ in inglese.

Prefazione 2 del vescovo di Cesena, Douglas Regattieri

Visitando la chiesa del Padre nostro a Gerusalemme, nel chiostro adiacente, su diversi pannelli di marmo, ho trovato incisa la preghiera di Gesù in tutte le lingue del mondo.

Mi ha fatto piacere leggere in questo luogo così significativo per la nostra fede, la versione della preghiera di Gesù nel nostro dialetto romagnolo. Sono riandato a questa gioia e ho pensato a questo luogo quando il sig. Magnani mi ha passato le bozze di questo libro perché ne scrivessi la presentazione.

Il dialetto è una lingua ancora viva. Esprime l’immediatezza e la spontaneità del nostro popolo. Si sa che certe espressioni dialettali non trovano sempre adeguata traduzione italiana con il rischio di far perdere la loro freschezza. Il dialetto è perciò da conservare e da trasmettere alle nuove generazioni. E’ bello che il presente volume metta al primo posto la versione romagnola e solo dopo la traduzione italiana e inglese.

Le poesie qui presentate, grazie alla feconda penna di Giorgio Magnani, spaziano su temi diversi; ma tutte attingono alla realtà contadina, agricola e popolare della vita della nostra gente. Evidenziano che le tradizioni sono una ricchezza se non restano chiuse e sigillate in un passato che non torna più; ma solo se si aprono con coraggio al nuovo confrontandosi con esso. E’ infatti dall’incontro fecondo tra antico e nuovo, tra dialetto e lingue moderne, che cresce la cultura consolidandosi su radici profonde che non possono essere disattese e dimenticate.

Mentre ringrazio Magnani della fatica profusa con passione e competenza, auguro che l’opera trovi consenso e apprezzamento tra la nostra gente.

Prefazione 3 di Paolo Turroni della Pro Rubicone

Un libro di tradizioni, in dialetto romagnolo: questo è il volume che avete fra le mani, ma c’è molto altro. Innanzi tutto oltre alla necessaria traduzione in italiano c’è la traduzione in lingua inglese. Qui devo riconoscere che Giorgio Magnani è una persona molto intelligente, perché con una scelta così semplice ha ottenuto un enorme risultato: si apre, infatti, alla cultura romagnola, al mondo contadino (che era uguale dappertutto, almeno in Europa) l’immenso panorama degli anglofoni, il vasto palcoscenico che la lingua più diffusa al mondo può offrire.

Magnani è giornalista, e questo significa che si deve confrontare tutti i giorni con la lingua della comunicazione. Esprimersi, in maniera chiara e comprensibile da parte di tutti, raccontando fatti che riguardano le comunità della Romagna collinare e non solo (proprio per questo suo impegno, il 4 settembre 2016 l’associazione “Pro Rubicone” gli ha attribuito il premio “Urgonauta”): lo stile di questi brevi racconti è, infatti, tipicamente giornalistico. La struttura grammaticale è semplice, l’uso del lessico tale da non intimidire nessuno: una voce che con simpatia e senza riserve si apre al mondo, accogliendolo e non diffidando alcuno dall’ascoltare ciò che viene narrato.

Ottima quindi è stata la scelta di servirsi di una lingua così diversa per fare conoscere il romagnolo, che non è più sentita come la lèngua di purét, la lingua dei poveri, ma era ed è una delle voci più affascinanti dell’intero patrimonio poetico italiano. In questo vasto mondo artistico s’inserisce, così, anche la voce di Magnani, forse più sottile, forse più legata al suo territorio, ma altrettanto vera e sincera di quella dei grandi del passato. E questo è già un grande merito, in un mondo in cui la sincerità letteraria diventa sempre più difficile da trovare.

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